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domenica 8 maggio 2016

domenica 24 aprile 2016

William Shakespeare

Il 23 aprile del 1616 muore quello che sarà considerato uno dei più grandi drammaturghi della storia mondiale : William Shakespeare.
Sono passati quattrocento anni e le sue opere continuano ad essere rappresentate e le sue poesie recitate, dalle indagini documentarie svolte dagli storici sembra che la sua vita non sia stata particolarmente movimentata: era un uomo con famiglia che cercava di sbarcare il lunario. Nato nel paese Stratford-upon-Avon intorno al 1564, si sposò con una donna più grande di lui ed ebbe dei figli, una certa parte della sua vita non si conosce e sopra questi anni si sono costruiti misteri su misteri ma, probabilmente, il motivo per cui non si sa nulla è che in quegli anni non ebbe altri figli e non comperò proprietà e quindi il suo nome non comparve sui registri parrocchiali o su atti notarili.
La sua passione per il teatro iniziò anche grazie alle compagnie teatrali che giravano il paese e ad una di queste si unì quando decise di recarsi a Londra per cercare fortuna.
Nel primo periodo in cui visse a Londra si dedicò attivamente al suo ruolo di attore e commediografo e, quando il dilagare della peste costrinse le autorità alla chiusura dei teatri, iniziò a scrivere i suoi famosi sonetti. Nel 1594 l'epidemia finì, i teatri furono riaperti e Shakespeare contribuì a fondare una compagnia teatrale chiamata i Servi del Lord Ciambellano che poi divenne, dopo la morte di Elisabetta I, i Cavalieri del Re.
In quegli anni smise di recitare e si dedicò interamente alla scrittura delle sue opere per le trame delle quali si ispirò ai testi di letterati italiani del rinascimento e a quelli di Boccaccio, ma anche la storia fece da sfondo ad alcune delle sue opere più famose: inizialmente fu la storia inglese, basti pensare alla guerra delle due rose per il Riccardo III e poi anche alla storia dell'antica Roma, ma gli eventi storici furono forse il prestesto per scrivere di passioni e sentimenti universali: chi è che non ha mai pianto per un amore perduto, o non è stato tormentato dalla gelosia? chi non è stato tentato dall'invidia o annichilito dalla paura? Chi non ha vissuto almeno una tempesta o sognato di travestirsi per essere qualcun'altro e sfuggire così ad un destino ineluttabile?
Non saprei dire, onestamente, quale sia la mia opera preferita so che due mi sono particolarmente care: una di queste è l'Amleto, l'avrò letto un numero infinito di volte e con youtube mi sono divertita a vederne le interpretazioni di Laurence Olivier, di Kenneth Branagh o di Mel Gibson. Il tormento del dubbio è affascinante e macabro e poi ogni volta che risento il monologo "essere o non essere..." riscopro dei significati sempre nuovi e il senso si approfondisce con il passare degli anni perchè le parole sono sempre le stesse ma le sfaccettature, alle orecchie di chi le ascolta, mutano perchè muta l'età, l'esperienza e la maturità e così lo stesso dramma si evolve e rimane sempre attuale.
L'altra opera che mi affascina forse perchè la prima volta l'ho vista a teatro interpretata da un grandissimo Gabriele Lavia, è il Riccardo III che mi dà i brividi solo con l'attacco iniziale : "Ora l'inverno del nostro scontento e' reso estate gloriosa da questo sole di York..."
Ricordo di averla vista un'estate nel teatro antico di Taormina: Lavia interpretava Riccardo III solo che si era infortunato la sera prima sul palcoscenico e così aveva una stampella e non portava il costume di scena ma una semplice calzamaglia nera con una maglietta dello stesso colore. Dopo le battute iniziali quella stampella non si notava più perchè semplicemente faceva parte del scena, era una estensione del braccio dell'attore. L'atmosfera era cupa e i protagonisti erano l'ambizione, l'invidia, l'astuzia che attiravano, avvolgendolo, lo spettatore fino alla fine quando non c'è più scampo e la morte pone fine alle ingiustizie ...quasi tre ore dopo!

domenica 26 gennaio 2014

27 gennaio: Giorno della Memoria

Qualche tempo fa, durante una conversazione con un conoscente che verteva sui reciproci orientamenti politici, mi è stata rivolta l'osservazione che durante il periodo fascista in fondo non si stava così male e che, a parte il fatto di averci trascinati in una guerra inutile, il fu Mussolini aveva realizzato molte cose buone... quando mi trovo di fronte a certe rivisitazioni storiche mi domando se sia l'ignoranza a far dimenticare la verità o il desiderio di dimenticare a portare all'ignoranza: forse entrambi i sentimenti!
Dal 1938 e durante il periodo della seconda guerra mondiale in Italia sono state approvate le leggi razziali che hanno sancito nel nostro Paese il diritto a discriminare parte della popolazione italiana (quella ebraica) sulla base della superiorità della razza ariana: il 15 luglio del 1938 sul Giornale d'Italia fu pubblicato il Manifesto degli Scienziati razzisti detto anche Manifesto della razza in cui si affermava che "la questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo arianonordico".
Nei mesi successivi furono promulgati una serie di Regi Decreti firmati da Mussolini, in qualità di Capo del Governo, e promulgati da Vittorio Emanuele III in cui  si affrontava la questione ebraica: divieto di matrimonio fra ebrei e italiani, divieto per gli ebrei di lavorare in enti pubblici, divieto per gli ebrei di svolgere carriere come quella dei giornalisti, allontanamento degli studenti ebrei dalle scuole pubbliche: in Italia la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio iniziò dopo l'armistizio del 1943.
Durante la seconda guerra mondiale in Europa è stato portato avanti, in maniera metodica e ben organizzata, lo sterminio di un popolo e il suo annientamento: deciso a tavolino dai così detti difensori della Patria e della razza, la soluzione finale.
Lo sterminio non è riuscito e molti sono tornati indietro per raccontare ai tanti increduli, a coloro che non avevano voluto vedere cosa era successo in quei campi: ancora adesso, dopo tanti anni, ci sono  persone che raccontano e non si stancheranno di farlo fino a quando avranno vita perchè quella tragedia, purtroppo, si è ripetuta ancora e ancora in altri paesi: come la Cambogia, il Kossovo, i gulag sovietici, il Ruanda, l'Argentina, il Cile.
Perchè il desiderio di sopraffazione, l'odio, i deliri di onnipotenza sono sempre lì e c'è sempre qualcuno che diventa servo di quei sentimenti terribili per ottenere il potere, per dominare il mondo...
Leggendo un libro di Hannah Arendt che racconta il processo a Eichmann nel 1961 per crimini contro l'umanità sotto il regime nazista sono rimasta colpita dalla considerazione dell'autrice circa l'atteggiamento dell'ex nazista sotto processo: egli non è il pazzo con la bava alla bocca che predica da un balcone o da una piazza, è un uomo "normale", un ufficiale che ha eseguito degli ordini, non aveva neanche una particolare antipatia personale nei confronti delle migliaia di persone che fece deportare dall'Ungheria nei campi di sterminio; Eichmann era, secondo la descrizione della giornalista scrittrice, "l'incarnazione dell'assoluta banalità del male".
No, non credo proprio che si possa dimenticare nè pensare che si tratti dei problemi o della tragedia di qualcun'altro, gli esseri umani tutti sono potenzialmente vittime e/o  carnefici e mai si può abbassare la guardia perchè ognuno di noi può essere chiamato a rispondere della propria indifferenza...in un modo o nell'altro.

lunedì 30 dicembre 2013

Tirando le somme...

Ci siamo... tra poco meno di 48 ore il 2013 finirà: grazie Gesù!!!
Mi pare di essere stata sulla giostra della morte: ho cambiato postazione di lavoro (città, colleghi, tipologia di lavoro) due volte e la seconda non è stata proprio in meglio. Dopo ventitrè anni mi è toccato riprendere a guidare che, detto tra me e i pochi lettori del mio blog, è stata una esperienza di cui avrei fatto molto volentieri a meno!
Ho conosciuto Torino che è una città magnifica!!! Piena di librerie, teatri, musei, storia... mi sono sentita come un topo nella forma di formaggio!
Ho visitato sei mostre in giro per l'Italia, letto almeno 30 libri, ricamato un quadro, iniziato ad usare il tablet, fatto acquisti in internet, mandato via un sacco di curriculum senza risultati di sorta...ma la cosa migliore sono stati comunque i miei adorati, fantastici nipoti!
Non so quale sia la formula di rito per brindare alla fine di un anno e basta, senza pensare al prossimo, ma comunque sia alzo il calice al termine della pazza corsa del 2013!
...e incrocio le dita fino a domani notte!

sabato 31 agosto 2013

Martin Luther King :"I have a dream" - 28 agosto 1963

Ieri è stato ricordato un uomo che è diventato un mito nel suo Paese e nel mondo: Martin Luther King.
Il 28 agosto 1963, davanti al Lincoln Memorial, pronunciò un discorso, uno di quei discorsi destinati a rimanere nella storia con il nome di una celebre frase contenuto in esso :"I have a dream".
Quel discorso, scritto di getto poche ore prima di essere pronunciato, si svolse alla presenza dei 250.000 manifestanti che quel giorno si affollavano davanti al monumento dedicato ad uno dei Padri degli Stati Uniti : il Presidente Lincoln che nel 1863 firmò la Proclamazione dell'emancipazione che aboliva la schiavitù, atto poi ratificato nel 1865 con l'approvazione del XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
"I have a dream" diceva King, "io ho un sogno...che un giorno questa Nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni... che tutti gli uomini sono creati uguali...io ho un sogno che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una Nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma per le qualità del loro carattere...".
King si riferiva alla Costituzione e alla Dichiarazione di indipendenza in cui si afferma con forza che tutti gli uomini " avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità" e nell'esortare i partecipanti alla manifestazione ad andare avanti sosteneva che non si può tornare indietro che "coloro che chiedono i diritti civili" non possano mai ritenersi soddisfatti finchè la "giustizia non scorrerà come l'acqua e il diritto come un fiume possente".
Ma la giustizia passa per un euguale trattamento economico perchè non c'è uguaglianza finchè " il negro ancora vive su un'isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità economiche..." Questo principio è stato ripreso anche dal Presidente Obama, ieri al Lincoln Memorial, "quegli uomini -si riferiva ai manifestanti di allora- e quelle donne volevano posti di lavoro ma anche giustizia. Volevano non soltanto che l'oppressione finisse, ma anche avere opportunità economiche..".
La lotta per il perseguimento della perequazione economica e sociale deve essere condotta con forza e determinazione ma non con la violenza e sopratutto è un obiettivo che riguarda tutti bianchi e neri, questo è il pensiero di Martin Luther King "molti dei nostri fratelli bianchi... sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è indistricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna... dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli."
Leggendo le parole di King mi sono commossa, chi non lo sarebbe, ma sono rimasta anche sgomenta perchè sono passati 50 anni e ancora siamo qui a combattere per i diritti civili delle donne, degli omosessuali, degli stranieri e temo che questa battaglia non terminerà mai. Alcune cose sono migliorate ma non ci si può mai, mai distrarre perchè quei diritti, quelle libertà, l'aspirazione alla felicità che è un sentimento comune a tutti gli essere umani, non solo agli americani, saranno sempre messe in disscussione: ci sarà sempre qualcuno che riterrà di avere più diritti degli altri, di non dover rispondere delle proprie azioni a nessuno, di calpestare la personalità di altri perchè poveri, perchè soli, perchè malati o con la pelle di un colore differente.
Il messaggio che lanciò King allora fu che non solo bisognava combatteer contro la discriminazione per riappropriarsi della propria libertà e del diritto a realizzare i propri sogni, ma che bisognava soprattutto sperare nel fatto che un giorno saremo liberi "...E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, accelleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual : Liberi finalmente, liberi finalmente, grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente...".