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sabato 25 giugno 2016

Ross Poldark di Winston Graham

Quando, alla fine degli anni settanta, trasmisero alla televisione lo sceneggiato (allora non si parlava di fiction!) che aveva per protagonista Ross Poldark io ero troppo piccola per poterlo apprezzare a pieno ma dato che non c'erano che due canali televisivi lo seguii insieme a mia madre cui piaceva davvero molto.
Nonostante tutto la storia mi catturò tanto che, quando poche settimane fa, ho letto la notizia della ripubblicazione in versione intregrale dei libri di Graham da cui era stato tratto lo sceneggiato mi sono tornate alla mente le ambientazioni e i personaggi di quella serie: la Cornovaglia con le sue scogliere impervie, battuta dal vento e dalla pioggia, le vecchie miniere di rame, le case basse immerse nella brughiera e i vestiti di fine settecento!
Posso solo dire che, nonostante la mia casa sia stata invasa, nelle prime due settimane di giugno, da parenti e amici, sono riuscita a leggere le oltre quattrocento pagine di cui si compone il romanzo in meno di una settimana! Sottolineo che l'invasione è stata a tutti i livelli e a stanto ero padrona di andare al bagno!
Il racconto, che si sviluppa nell'arco di quattro anni dal 1783 al 1782, inizia con il ritorno di Ross Poldark, figlio unico di un signorotto della Cornovaglia, dalla guerra in America durante la quale le colonie si sono rese indipendenti dall'Inghilterra: il rientro è amaro sia perchè il padre è morto durante la sua assenza lasciando la casa e le proprietà sull'orlo del totale abbandono, sia perchè scopre che la donna di cui era profondamente innamorato e da cui credeva di essere ricambiato si è, nel frattempo, fidanzata con il cugino di Ross Francis.
Per superare questa terribile delusione il protagonista si impegna per risollevare le sue sorti economiche e rimettere a posto la casa avita costringendo la coppia di ubriaconi che lavoravano per suo padre ad aiutarlo, loro malgrado. 
Accanto a lui come sua confidente ci sarà sua cugina Verity che a sua volta sarà protagonista di una storia d'amore contrastata con un comandante della marina civile.
Infine, altro personaggio chiave nella vita di Ross sarà una ragazzina tredicenne, figlia di un minatore ubriaco e violento: Demelza, che Ross salverà portandola a lavorare come sguattera nella sua casa.
La scrittura di Winston Graham è molto coinvolgente, si viene trascinati pagina dopo pagina nel racconto, nelle case e anche nella società dell'epoca in cui conviveva l'agiatezza di pochi signori e la miseria della popolazione, spesso senza speranza, dei minatori e dei pescatori che erano in balia di una natura impervia e poco generosa e vittime di un forte ostracismo da parte delle classi più agiate. 
La figura di Poldark è molto affascinante perchè non si tratta di un eroe senza macchia, o di un ex soldato aggressivo, egli non si riconosce nell'indifferenza e nella superficialità del ceto sociale cui appartiene: crede che si possano migliorare le cose e rendere la vita di tutti sopportabile.
Cerca di aiutare le persone che gli sono accanto consapevole di avere in qualche modo delle responsabilità per la posizione che ricopre ma fa tutto ciò con spirito realistico e pragmatico: non si illude circa l'ipocrisia della società che lo circonda anzi il suo sguardo è severo e ironico.
Se la Sonzogno non verrà meno all'impegno di pubblicare i dodici libri, se non vado errata, che compongono la serie credo che tutti gli appassionati di Poldark saranno parecchio impegnati nei prossimi mesi!
Buona lettura!

lunedì 2 maggio 2016

La Battaglia navale di Marco Malvaldi

Finalmente in questo nuovo romanzo del sagace scrittore Malvaldi torna ad essere protagonista la “banda” del Bar Lume: quattro anziani avventori, il “barrista” Massimo e la di lui fidanzata, Commissario di polizia della località di Pineta sonnacchioso paesino sul litorale toscano.
Questa volta al centro dell'attenzione degli irriducibili vegliardi è il rinvenimento del cadavere di una giovane badante ucraina, per cui si mobiliterà l'intera comunità ucraina femminile che indicherà nel marito violento della vittima il sicuro colpevole! Il caso, apparentemente semplice, sarà dichiarato di competenza territoriale di un altro commissariato sicchè Massimo e la fidanzata poliziotta potranno partire per le vacanze. Saranno, ahimè, costretti  ad un subitaneo rientro a causa di un atto vandalico che potrebbe celare un gesto terroristico! 
Un passo biblico e una strana coincidenza faranno sì che il bar si trasformi in una succursale del Commissariato e che i vecchietti indaghino sotto copertura...presso i locali giardinetti! 
L'indagine è iniziata ed è come una battaglia navale: "all'inizio spari alla cieca e non cogli niente, ma è fondamentale che tu ti ricordi dove hai sparato, perchè anche il fatto che tu là non abbia trovato nulla è un'informazione... quando prendi qualcosa senza affondarlo, capisci che devi continuare a sparare..ma con criterio... è solo questione di tempo!"
L'umorismo caustico e schietto, tipicamente toscano, rende la lettura divertente e impedisce di staccarsi dalla storia fino al finale del tutto inaspettato...almeno per me che, confesso, ho letto il libro tutto d'un fiato senza peraltro capire chi fosse il colpevole. 
Nonostante sia così coinvolgente il racconto giallo è un po' il pretesto adottato dallo scrittore per raccontare altre cose: il malinconico passare del tempo che induce anche i più forti e appassionati a doversi arrendere alla vecchiaia e i più giovani a ricordarsi che i vecchi rendono la vita più interessante con i loro racconti e la loro esperienza. E poi la matematica e i ragionamenti logici della fisica e della statistica che, resi comprensibili anche a coloro i quali non ne hanno mai capito un tubo, regolano la nostra vita e i nostri comportamenti: lo sapete che il fattoriale, alla base del calcolo combinatorio, può servire ad infilare le valige nel portabagagli? E che il sampling bias può sviarti e indurti a giungere a delle conclusioni verosimili ma sbagliate? No?!!! Leggete il libro!

giovedì 28 aprile 2016

L'ultima spiaggia di Nevil Shute

Ho scoperto questo libro per puro caso grazie al film del 1959 con Gregory Peck e Ava Gardner : film hollywoodiano in bianco e nero veramente suggestivo ma come al solito, almeno per quanto mi riguarda, assolutamente imparagonabile al libro.
La prima sorpresa è stato l'autore ... un ingegnere inglese, poi naturalizzato australiano!Aver lavorato nel mondo dell'edilizia mi ha reso scettica nei confronti dell'immaginazione di un ingegnere ma in questo caso si trattava di uno specializzato in aereonautica!
Comunque il libro, scritto nel 1955, è ambientato in un futuro non troppo lontano in cui la guerra fredda e la corsa agli armamenti nucleari ha scatenato la paventata terza guerra mondiale: le bombe al cobalto sono state lanciate in maniera indiscriminata e tutto l'emisfero boreale è stato annientato.
Le radiazioni hanno ucciso tutte le forme viventi lasciando le città e i paesi deserti come dei monumenti vuoti alla follia dell'uomo mentre l'emisfero australe sarà presto invaso dalle radiazioni trasportate dai venti e dalle correnti marine e la restante parte dell'umanità sta aspettando la fine che arriverà entro pochi mesi.
Il racconto inizia proprio in Australia dove si incontrano i protagonisti: il capitano Towers della Marina statunitense a capo del sottomarino Scorpion, che insieme ad altre unità si è rifugiato nel porto di Melbourne, e  il tenente Holmes della Marina australiana. Il comando militare australiano, l'unico ad essere ancora attivo, decide di mandare il sottomarino Scorpion in perlustrazione nell'emisfero boreale per verificare i livelli di radioattività e l'esistenza di forme di vita, farà parte dell'equipaggio uno scienziato John Osborne. Prima di partire i due militari avranno la possibilità di conoscersi e il capitano sarà invitato a casa del giovane tenente dove abita con la moglie e la figlia neonata e dove l'americano conoscerà una bella e affascinante ragazza australiana: Moira.
Quello che ho trovato davvero interessante è stato il modo in cui questa fine imminente viene raccontata: non ci sono dialoghi strappalacrime o scene madri eppure in alcuni momenti le emozioni sottaciute sono evidenti e strazianti. La fine dell'umanità sta arrivando ma il pensiero del nulla assoluto è troppo per la mente dell'uomo e così dopo un primo momento di smarrimento in cui non si va più a scuola, non ci si iscrive all'università o si fanno progetti la speranza senza speranza costringe i vivi ad andare avanti.
Non sanno per quanto tempo vivranno potrebbe essere un giorno, una settimana, un mese o un anno ma ritornano nei banchi di scuola e seminano nei campi e costruiscono giardini, piantano alberi che non vedranno crescere e comprano regali ai figli che non ci sono più. Il senso della vita viene reso benissimo ed è lapalissiano: si vive fino alla morte, ma fino a quel momento la vita ha il senso che noi gli diamo e quindi fermarsi ad aspettare è impossibile anche per un anziano.
Lo stile del racconto è lineare senza concessioni ad introspezioni o sentimentalismi: i protagonisti svolgono i loro compiti e in sostanza vivono la loro vita.

venerdì 18 marzo 2016

67 Clarges Street - l'Avventuriera

Quinto e penultimo libro di questa serie proposta dall'Astoria: inutile dire che l'ho letto in un pomeriggio!
Si apre una nuova Stagione a Londra e nuovi affittuari sono alla ricerca di una casa signorile, in una strada alla moda, con una efficiente servitù che permetta a chi lo desidera di fare la propria comparsa sul palcoscenico dell'alta società londinese e quale potrebbe essere il miglior punto di partenza se non una abitazione "iellata" dove il padrone di casa si è suicidato e in una famiglia affittuaria si è consumato un omicidio? 
Ecco quindi che questa volta alla porta del 67 di Clarges Street si presentano ben due possibili affittuari: un affascinante e sprezzante Conte, il Conte  di Fleetwood, che detesta la servitù e successivamente una strana coppia formata da una dama quanto mai giovane e bella ma dal frasario, a volte, poco raffinato ed un anziano gentiluomo silenzioso, si tratta di Mr. e Miss Goodenough sua nipote: saranno questi ultimi a decidere di affittare la casa e la servitù.
Servitù che gli appassionati lettori di questa serie conoscono bene e che, capitanata dal maggiordomo Mr. Rainbird, sta continuando a mettere da parte i sudati risparmi per poter acquistare un pub che permetta a tutti i dipendenti di liberarsi dall'odiato Mr Palmer, amministratore disonesto che li riduce alla fame pagando loro dei salari miserabili. Anche nelle camere più umili della casa, però, gli animi stanno cambiando e così ritroviamo la giovane sguattera Lizzie che, presa da un desiderio di libertà ed emanipazione, cerca il suo riscatto accettando la corte di un capo valletto della casa accanto, che pure non ama, ma che solletica la sua vanità femminile e la induce a venir meno al patto di lealtà con gli altri domestici!
Sarà la stessa vanità che guiderà la protagonista Emily Goodnenough a fingersi diversa da quello che è ed a cercare di conquistare il cuore di un uomo titolato che nasconde, anche lui, i suoi bravi segreti: tra una rout, un palco all'opera e molte risate il lettore scoprirà la vera identità di Miss Goodnenough e se i suoi "piani" riusciranno a realizzarsi.
Scritto con il solito stile scorrevole ed ironico M.C. Beacon ci riporta di nuovo nel mondo scintillante e un poco ridicolo dell'Inghilterra di inizio ottocento: tra tutti i libri letti fino ad ora di questa serie questo è stato, a mio parere, il più prevedibile ma ha gettato le basi per l'ultimo che dovrebbe sciogliere alcuni intriganti interrogativi...

sabato 6 febbraio 2016

Il buio oltre la siepe

L'uscita del nuovo romanzo della scrittrice statunitense Harper Lee dopo più di 50 dal suo primo lavoro ha portato alla ribalta la sua, fino ad ora, unica e indimenticabile opera vincitrice del premio Pulitzer nel 1960: "To kill a mokingbird" tradotto in italiano con il titolo meno significativo de "il buio oltre la siepe".
Avevo una vaga riminiscenza del film con Gregory Peck che ne era stato fatto ma, ahimè, non avevo mai letto il libro ma poi durante un noioso pomeriggio di lavoro, mentre ascoltavo la radio, mi è capitato di sentire la lettura ad alta voce del romanzo di Harper Lee: quale affascinante esperienza!
Sono stata catapultata nell'Alabama del 1935, in una cittadina di provincia di uno degli Stati del Sud con le sue atmosfere calde e polverose in compagnia di una tenera e agguerrita ragazzina di sette-otto anni, Scout Finch la voce narrante, e del fratello Jem più grande di lei di quattro anni.
Figli di un avvocato vedovo vivono, insieme alla loro cameriera-tata di colore Calpurnia, in una casetta con il portico accanto ai loro vicini di casa affettuosi e invadenti: le loro estati trascorrono all'aperto in lunghe giornate passate ad inventarsi le avveture più misteriose  insieme al loro compagno di giochi Dill. La loro immaginazione è affascinata dalla storia di un loro vicino Boo Radley che vive  in una casa semi abbandonata e non esce da tantissimi anni: egli è l'oggetto delle loro più sfrenate fantasie come l'uomo nero che si nasconde nell'ombra e cela segreti inconfessabili.  
Quale avventura può dare un maggior brivido che arrivare a bussare alla porta del Radley senza essere colpiti da un colpo di fucile o escogitare un mezzo per fare uscire di casa il misterioso personaggio?
Ma Boo non esce e la loro vita va avnti fra la scuola e la necessità di crescere accanto ad un padre amorevole e onesto fino a che in una afosa estate sono costretti ad assistere ad un capovolgimento del loro mondo di bambini in cui tutto è al loro posto: in cui i buoni sono separati dai cattivi.
Un "negro" è accusato di aver violentato una giovane donna bianca: non importa che sia un uomo serio e di specchiata virtù e lei la figlia di una famiglia allo sbando in cui l'unico punto di riferimento è un padre violento e alcolizzato e non ci siano prove di alcun tipo che supportino l'accusa: il processo inizia e a difendere Tom Robinson viene chiamato il padre dei due ragazzi Atticus Finch.
Credo che la figura di questo uomo discreto, retto che cerca con pazienza e tenerezza di seguire da solo i suoi figli, sentendone tutta la responsabilità sia il personaggio che catalizza maggiormente l'attenzione pur non comparendo in ogni scena: ha un compito che è quello di educare e crescere le sue creature e cerca di farlo con l'esempio e la coerenza.
Come quando spiega al figlio maschio cosa sia il coraggio :"...significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare e cominciare ugualmente e arrivare sino infondo qualsiasi cosa succede..."
Che è poi il motivo che lo spinge ad assumenre la difesa dell'innocente Tom resistendo a qualsiasi intimidazione e che lo porta ad una formidabile arringa finale in cui invoca l'uguaglianza di fronte alla giustizia del tribunale perchè : "i tribunali sono dei grandi strumenti di livellamento sociale..dove si attua il principio per cui tutti gli uomini furono creati uguali".
Altro punto nodale del libro è, infatti, il racconto della discrimine azione razziale negli stati uniti del sud negli anni trenta: l'idea della supremazia dell'uomo bianco era così "naturale" e ne era talmente intriso il tessuto sociale che pochissimi mettevano in dubbio tale assunto e infatti Jem e Scout vengono irrisi a causa del loro padre amico dei "negri".
Il processo, il cui esito è scontato per certi versi, viene descritto attraverso gli occhi dei bambini più grandi, attraverso il loro malessere per questa ingiustizia insensata, per questa violenza sotterranea che loro sentono forte e che proviene da persone che in altre circostanze sono apparse loro amiche e hanno rappresentato la sicurezza di un mondo protetto e certo, il mondo della loro infanzia il cui bozzolo sicuro viene squarciato ... anche se il male non ha sempre il sopravvento e alla fine i buoni possono porre un limite alla follia e alla violenza.
 

domenica 3 maggio 2015

67 Clarges Street

Ogni tanto capita di essere colpiti dalle copertina di un libro che dallo scaffale di una libreria sembra chiamarti, potrebbe essere quasi definito come un colpo di fulmine e tanto più resisti tanto te ne senti irresistibilmente attratto fino a che che non cedi e ne leggi la copertina dicendo a te stesso che vuoi solo curiosare un poco e non veramente comperarlo, soprattutto pensando alla pila di volumi che ti aspettano sui due comodini delle stanze da letto che frequenti... una a casa e l'altra nel triste appartamento dove ti appoggi durante la trasferta lavorativa!
La trama è avvincente e posando il libro sullo scaffale ti riproponi di prenderlo al prossimo giro, tanto è appena uscito e non uscirà fuori catalogo se lo comperi un altro giorno: alla fine cedi sfinito dalla lotta interiore tra la curiosità e la razionalità!
E' questo che mi è successo quando ho acquistato "La perfida madrina" di M.C. Beacon pubblicato da Astoria: per poi scoprire che si trattava del terzo di una serie di sei volumi ambientati nella Londra di primo ottocento che avevano come denominatore comune una casa al 67 di Clarges Street e il suo personale domestico.
Inutile dire che ho acquistato anche i primi due volumi poichè gli ultimi tre sono di prossima pubblicazione, mi auguro molto prossima!
La casa di Clarges  Street non è molto grande ma si trova in una zona molto in voga a Londra ed è adattissima ad essere affittata per la Stagione da famiglie con giovani fanciulle che debbono essere presentate in Società al fine di contrarre un buon matrimonio; l'affitto pur essendo molto basso comprende anche il personale di servizio: un maggiordomo, una governante, un cuoco, un valetto, due cameriere e una giovane sguattera.
Sulla casa e sui suoi abitanti grava la "sfortuna": il nono Conte di Pelham si è lì suicidato, i primi affittuari dopo questo "increscioso incidente" hanno perso tutto al gioco e quelli dopo hanno visto la loro giovane e bella figlia morta nel Parco durante la Stagione senza un apparente motivo...
A causa di ciò la residenza è data in affitto ad un prezzo bassissimo dall'amministratore del decimo Conte: Mr Palmer, un uomo spregevole e avido, che approfittando di alcuni "scheletri nell'armadio" del maggiordomo, Mr. Rainbird, e del valleto, Joseph, ricatta affamandola , l'intera servitù minacciando di licenziarli senza referenze.
Proprio la servitù, le vite e le aspirazioni che si mescolano con quelle degli inquilini dei piani alti sono i veri protagonisti della serie della Beacon che pur non avendo la profondità di Jane Austen e l'accuratezza descrittiva di una Georgette Hayer racconta le avventure del ton londinese con brio e uno stile narrativo divertente e scorrevole.
L'Avaro di Mayfair è il primo volume della serie e narra delle vicende di un anziano scozzese, Mr Sinclair, che riceve in eredità la pupilla del suo odiato fratello: Fiona è una  ragazza presa da un orfanotrofio la cui unica dote è una impareggiabile bellezza ma che sembrerebbe di una stupidità senza pari caratteristiche che la rendono possibile oggetto di "predatori" senza scrupoli.
Mr Sinclair è dedito all'alcool ma il viso della giovane e la sua apparente ingenuità fanno emergere il gentiluomo che è in lui e così egli vende la propria abitazione in Scozia e affitta la casa di Clarges Street per introdurre la giovane Fiona in società al fine di maritarla.
Dopo poco si comprenderà come la giovane non sia affatto sciocca nè ingenua e saranno la sua arguzia e accortezza a condurre in uno strano gioco di specchi i divertiti lettori.
Sarà in questo primo libro che si scoprirà anche come un saggio e protettivo maggiordomo possa salvare una damigella in difficoltà...
 
 
In Jane la bruttina ritroviamo la servitù di Clarges Street ridotta alla fame: una nuova Stagione deve iniziare e  pare che nessuno voglia affittare la casa, cosicché senza nuovi inquilini i magri salari dei dipendenti non potranno essere integrati da mance e purtoppo qualcuno ha approfittatto di una temporanea assenza per privare i nostri dei sudati risparmi guadagnati durante la Stagione precedente.
All'improvviso qualcosa cambia e in Clarges Strett arriva una madre molto parsimoniosa desiderosa di maritare la figlia maggiore, la splendida Euphemia ma sarà forse la più piccola e decisamente meno appariscente sorella Jane a sfoderare una fascino nascosto e a gettare luce su di una morte misteriosa...


 La perfida madrina del titolo è una giovane e bellissima donna Harriet cui sono state affidate, quali pupille, due giovani ragazze da marito: quantomai invidiose e maligne che cercheranno di mettere in cattiva luce l'affezionata Harriet..ma naturalmente il generoso e coraggioso personale di servizio della casa, alle prese con dolori sentimentali, riusciranno a salvare l'eroina e a rimettere a posto le cose!
Buona lettura!

domenica 21 settembre 2014

Leonardo da Vinci

Questo libro è scritto da uno dei miei autori preferiti, peraltro scoperto pochi anni fa durante un viaggio ad Urbino: Antonio Forcellino.
Si tratta dell'analisi dell'ultimo periodo di vita di Leonardo da VInci partendo dai tre quadri che egli portò con sè in Francia ospite presso la casa che il Re Francesco I gli assegnò accanto alla sua residenza estiva sulle rive della Loira.
Fu Antonio De Beatis, quale segretario al seguito del Cardinale Luigi d'Aragona, a riportare nel suo diario i particolari della visita al grande e, ormai, anziano maestro e dell'ammirazione che suscitò la vista di tre quadri sui quali Luonardo stava lavorando: la Sant'Anna, il San Giovannino e la Gioconda.
Attraverso la descrizione di questi dipinti lo scrittore ci introduce nel mondo dell'artista e scienziato e nella sua epoca risalendo a ritroso nel tempo alla Roma di Michelangelo e Raffaello del 1512 dominata dalla dinastia dei Medici che con l'elezione al soglio pontificio di Leone X, prima, e Clemente VII, dopo, ressero le sorti dell'Italia centrale per quasi un ventennio.
Fu proprio grazie alla protezione di questa famiglia che Leonardo potè rifugiarsi a Roma dopo la caduta degli Sforza a Milano. Il periodo che egli trascorse nella casa, piuttosto modesta, sul Belvedere non fu nè sfarzoso nè appagante per lui che, più che con l'arte e la pittura, amava cimentarsi con la scienza, la matematica, la biologia: Leonardo era un ricercatore proteso con o sguardo e la mente alla ricerca di qualcosa che rispondesse alle infinite domande che la sua mente inquieta si poneva.
I suoi studi e disegni sulla placenta sono giudicati sbalorditivi per la loro precisione; così come sono di grande interesse, per comprendere il suo carattere, le sue considerazioni sul rapporto tra madre e figlio: per ciò che riguarda l'anima  argomento sul quale egli è assolutamente distante dalla teologia ufficiale che assumenva a verità assoluta l'idea di Dio che insuffla la vita fisica e spirituale nel feto.
 Leonardo non era interessato a tutto ciò che non poteva essere provato, in cui non c'era nulla da scoprire o da provare.
Ed è alla luce di questa continua ricerca che va compresa la sua irrisolutezza nel dipingere, le sue opere non erano mai finite perchè egli continuava a meditarci su; le sue tele erano l'esternazione del suo pensiero, della sua introspezione: non rappresentavano la realtà, il soggetto che aveva davanti a sè non era che un pretesto... a differenza di altri non era nemmeno la rappresentazione dei moti dell'anima di quel personaggio che egli riportava sulla tela infatti i lineamenti dei volti sono sfumati al punto da diventare senza tempo, un cosmo in perenne trasformazione il cui senso sfugge.
Questo testo non è stato per nulla semplice da leggere: così come non era sempliece comprendere l'uomo e l'artista Leonardo da Vinci ma, nonostante la complessità, l'autore è riuscito a coinvolgermi e a farmi riconsiderare la figura di Leonardo non come il Grande Maestro ma come un uomo perso nei suoi pensieri, i pensieri di una mente così geniale e così elevata da esser necessariamente costretto alla solitudine non avendo possibilità di riscontro.

Gli ultimi giorni di Leonardo
Antonio Forcellino
Ed Rizzoli

martedì 26 agosto 2014

Vacanze in giallo

Oramai l'appuntamento stagionale con i racconti "gialli" editi dalla Sellerio non si può saltare... almeno per una appassionata di trame poliziesche quale la sottoscritta e perciò eccomi con l'edizione estiva di questa collana.
Il primo racconto ha per protagonista la schietta e decisa dective spagnola Petra Delicado che si trova, suo malgrado, a passare una settimana al mare con i figli piccoli del suo ennesimo marito: due gemelli maschi e una bambina. La curiosità dei bimbi veine catturata a bordo piscina da una vistosa e riservata coppia di russi: lei alta e appariscente, lui con un perenne blazer che potrebbe nascondere...una pistola?! E qui la fantasia infantile si scatena costringendo la povera Petra ad investigare per trovare requie e riuscire a godersi il meritato riposo e naturalmente non mancherà di correre in suo aiuto l'inossidabile vice Firmin.
Un'altro racconto che mi ha fatto ridere è stato quello di Antonio Manzini avente per protagonista il vicequestore Rocco Schiavone in partenza per la Provenza allo scopo di scaldarsi le ossa prima di raggiungere Aosta, sua nuova sede di lavoro. La vicenda si svolge sull'aereo in partenza da Roma Fiumicino: l'inquieto e brusco poliziotto si trova a litigare con la vicina preda di una crisi di panico e a rischiare di far linciare un politico ritardatario e arrogante...dato che mi trovavo sull'aereo in partenza per le vacanze mi sono sentita molto vicina a Schiavone!
Il voto più alto, se mi è concesso di stilare una classifica, va a Francesco Recami e ai suoi personaggi della casa di ringhiera che si sono temporaneamente trasferiti a Milano Marittima: Aldo Consonni con il nipotino Enrico, sua figlia Caterina e l'eterna fidanzata Angela... e una coppia di turisti gay morti che compaiono e scompaiono tra le fronde di una pineta e le camere d'albergo della riviera romagnola. Anche in questo caso gli equivoci, i colpi di scena oltrchè una meravigliosa capacità di scrittura ti prendono fino dalla prima pagina e ti accompagnano tra tante risate alla soluzione del "mistero".
Vivamente consigliato all'ombra di un ombrellone o di un ombrello... dipende da dove avete deciso di trascorrere le vostre meritate vacanze.
Vacanze in giallo
Autori vari
Editore Sellerio 



domenica 2 marzo 2014

Vino ti amo!

L'autore di questo libro intervista è Oscar Farinetti, già fondatore di Eataly, coadiuvato da un "palato assoluto" Shigeru Hayashi che lo segue in questo viaggio attraverso l'Italia alla scoperta del mondo dei produttori del vino quali Gaja, Antinori, Gravner...
Ho comprato e letto questo libro quando ero ancora di stanza a Torino, immersa nel mondo enogastronomico di Eataly, e questo rispecchia molto lo spirito del suo autore: si entra in un mondo parallelo e credo, per i non addetti ai lavori, sconosciuto. Il filo conduttore è la passione per il vino e il coraggio di inseguire i propri sogni e di concretizzarli attraverso il proprio lavoro "buttando il cuore oltre l'ostacolo": così scopriamo che dietro ogni bottiglia di vino non c'è semplicemente la raccolta dell'uva e la spremitura ma una vera e propria filosofia di vita, un approccio differente alla natura, all'esistenza.
Si susseguono le dodici chiaccherate con altrettanti produttori, degustando i vini di questi produttori come la ribolla gialla di Gravner, il Sassicaia di Incisa della Rocchetta, il Solaia dei Marchesi Antinori all'interno di una "cantina" costruita all'interno di una collina e le parole si intrecciano ai profumi raccontati dall'intenditore Hayashi che crea degli abbinamenti con i piatti della tradizione italiana e giapponese, discorsi che variano dalla storia delle famiglie alla politica, ai racconti autobiografici.
E' una lettura scorrevole che fa venir voglia di bere, di scoprire quei profumi, di conoscere quei sapori di immergersi in una realtà così complessa e delicata qual'è quella della campagna ma anche della commercializzazione perchè, questa è una lezione del libro, non si può portare avanti un sogno senza tenere conto degli aspetti pratici e organizzativi.
Sognare e basta non serve bisogna faticare e rischiare per continuare ad immaginare nuove cose...

mercoledì 19 febbraio 2014

Come fu che Babbo Natale sposò la Befana - Andrea Vitali

Secondo libro che leggo quest'anno uscito dalla penna di Andrea Vitali: in realtà più che di un romanzo si tratta di un racconto, un racconto di Natale che ho letto sul treno di ritorno venerdì con le luci un po' soffuse e il panorama notturno che scorreva dal finestrino...l'atmosefa c'era tutta!
Questa è la fiaba corale che parte da una classe elementare in cui si svolge un piccolo dramma: una bimba dice ad un bimbo che Babbo Natale non esiste!!!
Ma poi il bimbo Babbo Natale lo vede sul serio, è un Babbo Natale un poco sporco che vaga per i giardini pubblici con un aria spersa... viene preso dai carabinieri e messo in una cella!
I bimbi coinvolti nella cattura di Babbo Natale diventano tre e non sanno cosa fare per liberarlo...chiederlo forse alla Befana?
Il piano per quanto folle potrebbe riuscire e chi può dire se scoccherà la scintilla dell'amore quando i due si vedranno?
Racconto spassoso e tenero da leggere ai nosti bimbi (figli, nipoti) perchè la magica atmosfera di Natale e della fantasia non finirà mai, perchè come mi disse una volta mio papà: "Babbo Natale è nei nostri cuori, sarà sempre dentro di noi", cercando di cancellare le lacrime di un bimbetta quattrenne cui  qualche sciocco compagnetto di scuola aveva preteso di raccontare la "verità"!

giovedì 13 febbraio 2014

Galeotto fu il collier

Ennesimo libro di un altro autore italiano che mi fa tanto ridere per l'arguzia delle sue trame che rivelano una profonda conoscenza dell'animo umano...
Questa storia è ambientata nella mitica Bellano, paese sul lago di Como che esiste veramente ma che in questi romanzi è sempre avvolto da un'atmosfera un poco irreale, all'inizio degli anni trenta quanto il fasismo iniziava a richiedere ai suoi camerati di "vigilare" costantemente per individuare i possibili dissidenti in particolar modo il segretario della sezione Beppe Cannizza viene messo sull'avviso di un possibile giro i contrabbando... ed effettivamente qualcuno che ha qualcosa da nascondere c'è!
In primo luogo Lidio Cerevelli figlio di madre vedova possessiva e decisa a tenere le redini corte al suo figliolo svogliato che vorrebbe maggiore libertà nell'azienda di famiglia (una impresa edile) e nella sua vita famigliare e che innamoratosi di una appasionata donna svizzera dai costumi "allegri" decide, in nome dell'amore e della libertà, di trovare una via d'uscita a tale dittatura materna.
Crede di trovarla quando, per puro caso, scopre nel muro di un palazzo che ristrutturando un tesoro: delle monete d'oro di antica fattura, se si giocherà bene le sue carte potrà scappare con il malloppo e la sua bella che lo aspetta in Svizzera.
Ma il diavolo fa le pentole e quasi mai i coperchi e così tra il nostro givinotto e il suo sogno d'amore si frappongono l'autorevole Professor Eugeneo Cerretti, celebre chirurgo in odore di massoneria, sua moglie la svampita ma pettoruta moglie (oggetto del desiderio di molti bellanesi), la madre di Lidio Lirica che tra un attacco di colite e un altro precipita il figlio in una spirale di vendetta...
Naturalmente non possono mancare i mitici carabinieri dal Maresciallo Maccadò, al brigadiere Mannu che dovranno portare avanti le indagini di un presunto furto e un probabile giro di contrabbando.
Il ritmo, come sempre, vorticoso degli avvenimenti viene via via raccontato dal punto di vista dei diversi comprimari di questa storia che si anima e si chiude sulle rive nebbiose del lago.

domenica 9 febbraio 2014

La costola di Adamo - Antonio Manzini

Non c'è niente da fare: sarà scorretto, manesco anche cattivo ma a me Rocco Schiavone piace!
Era un anno che aspettavo l'uscita del nuovo libro di Antonio Manzini con protagonista il vicequestore trasteverino che, catapultato ad Aosta dall'amata Roma, si ritrova ad affrontare quelli che lui definisce "delle rotture di coglioni di decimo grado": degli omicidi.
Ritroviamo perciò il nostro antieroe in una Aosta piovosa e fredda di fine marzo in cui l'inverno proprio non si decide a lasciare spazio a temperature più miti in preda alla nostalgia della primavera romana, una mattina viene chiamato per un apparente caso di furto in un appartamento che ben presto si trasforma in un suicidio e poi in un omicidio... 
Schiavone odia dover scavare nella melma che c'è dentro la mente di un assassino e che lo costringe ad affrontare anche i suoi fantasmi di morte, di disperazione, di solitudine. Questa introspezione continua di Rocco non allenta il ritmo del romanzo perchè, se i pensieri si susseguono senza sosta nella sua mente, le sue azioni non lo sono da meno e così inizia la caccia: spietata e frenetica al colpevole.
Molta polvere viene gettata negli occhi di chi legge infatti oltre all'omicidio altre vicende si intrecciano lungo la strada: un furto, una violenza sessuale che riporta Rocco Schiavone a Roma per un mezzo pomeriggio e permette al lettore di scoprire qualcosa di più sul passato oscuro del protagonista.
Quello che mi piace tanto di Manzini è il suo modo di scrivere così coinvolgente, che cattura l'attenzione e che mi fa ridere (a volte amaramente) anche nei momenti drammatici...
Mi consolerò, nell'attesa del prossimo romanzo, leggendo i racconti di Natale editi dalla Sellerio che ancora giacciono sul mio comodino e che mi stanno chiamando...

La Costola di Adamo
Atonio Manzini
Ed. Sellerio

mercoledì 13 novembre 2013

Nati due volte - Giuseppe Pontiggia

Ho comperato questo libro in occasione della commemorazione dei dieci anni dalla morte dell'autore su suggerimento di una mia amica: non conoscevo infatti G. Pontiggia... è stata una rivelazione!
Quello che mi ha lasciato veramente senza parole innanzitutto è stata la prosa di questo scrittore, la proprietà, intesa in senso lato, del linguaggio e della scrittura, l'uso degli aforismi. La mia osservazione sembrerà banale ma non è così scontato al giorno d'oggi trovare degli autori che adoperino le parole e ne pesino il valore profondo e il loro significato: Pontiggia lo fa.
La storia narrata nel romanzo è fortemente autobiografica e racconta del rapporto tra un padre e un figlio fortemente handicappato: nato con il forcipe, infatti, ha subito delle lesioni cerebrali che, pur lasciandolo intellettualmente capace, lo hanno reso spastico. 
Il padre scrive in prima persona del suo rapporto con il proprio figlio, con la malattia e con se stesso di fronte a tutto ciò e nel raccontare non indulge in atteggiamenti di autocommiserazione o in osserazioni patetiche o retoriche, analizza la situazione, gli eventi ad essa collegati con una sguardo così lucido e quasi spietato nei confronti dei propri sentimenti senza nessuna concessione.
Il primo capitolo si apre con i due, padre e figlio, che in centro commerciale saalgono sulle scale mobili e vanno a prendere qualcosa da bere: il ragazzo cade, il padre lo aiuta a rimettersi in piedi, tutti li guardano tra l'imbarazzato e la vergogna, bevono qualcosa e poi riprendono il loro giro e il ragazzo "...procede ondeggiando come un marinaio ubriaco. No, come uno spastico. Si volta per dirmi con voce stentata: << Se ti vergogni, puoi camminare a distanza. No preoccuparti per me>>".
Il racconto si snoda attraverso gli anni fin dal momento della nascita, quando per un errore dei medici si opta per un parto naturale anzicchè per un cesareo, e da lì iniziano ad essere affrontati gli stati d'animo che si susseguono negli anni: di fronte alla fatica del vivere quotidiano, alle mille battaglie, anche per le cose piccole come il reggersi in piedi, all'arredamento di casa che viene stravolto per ospitare il bambino poi ragazzo, poi adulto. I mille compromessi, perchè saresti disposto a tutto pur di aiutare tuo figlio, che sono richiesti in una società in cui la diversità non è contemplabile al punto che la si nega attraverso la negazione, prima di tutto, della normalità, perchè se non c'è nulla di normale spariscono i criteri per valutare anche ciò che si discosta da essa ma in questo desiderio spasmodico di annullare le differnze tra la normalità e ciò che non lo è non si sconfigge la differenza anzi la si rafforza perchè si finisce per adoperare lo stesso metro di misura in circostanze diverse e quindi si aumenta il divario.
Se una persona è più debole per garantirne i diritti (uguali per tutti) è fondamentale trattare questa persona diversamente, tenendo conto delle sue difficoltà. Un ragazzo con un handicap ha bisogno di un insegnante di sostegno per poter frequentare la stessa scuola degli altri ragazzi, in modo tale che gli venga garantito pienamente il suo diritto all'istruzione non è sufficiente permettergli di entrare in classe: non bisogna ignorare le differenze e questo vale "...sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza."
Infine, ma non ultimo, mi ha sconvolto la messa a nudo, da parte del padre, dei propri sentimenti nei confronti di una situazione così difficile in un modo così onesto, così rigoroso, tale da non lasciare spazio a nessun sentimentalismo: questo amore paterno messo così a dura prova è però ineluttabile: non si può smettere di amare un figlio anche quando si vorrebbe scappare e alla fine non si può non perchè le circostanze e le regole sociali lo impediscano ma perchè non lo si vuole, perchè significherebbe rinunciare innanzitutto a se stessi, alla propria vita:
"...Penso a quello che sarebbe stata la mia vita senza di lui. No, non ci riesco. Possiamo immaginare tante vite, ma non rinunciare alla nostra. 
Una volta, mentre lo guardavo come se lui fosse un altro e io un altro, mi ha salutato. Sorrideva e si è appoggiato contro il muro. E' stato come se ci fossimo incontrati per sempre, per un attimo."

Nati due volte
Giuseppe Pontiggia
Oscar Mondadori

domenica 10 novembre 2013

Argento vivo di Marco Malvaldi

"Argento vivo" è l'ultimo libro di quel geniaccio di Marco Malvaldi autore, tra l'altro, della serie di gialli ambientata al Bar Lume che ho amato fin dall'inizio e che presto sarà portata sul piccolo schermo da Filippo Timi.
Quest'ultima fatica letteraria ha per protagonisti una serie di personaggi che entrano ed escono dalla scena come se fossero su di un palcoscenico con un ritmo che rende la lettura scorrevole e gli avvenimenti incalzanti.
La trama è quella di un poliziesco: Guido, uno scrittore di successo in procinto di pubblicare il suo ultimo romanzo, e la moglie Paola decidono di concedersi un week-end fuori casa per rilassarsi un poco; una improbabile banda Bassotti deruberà la loro casa portando via, inconsapevolmente, anche l'unica copia del romanzo di Guido salvato su di un computer portatile che però sarà abbandonato dal più giovane e sprovveduto dei ladri nell'auto rubata usata per il furto di proprietà di un giovane informatico: Leonardo.
Quest'ultimo è geniale nel suo lavoro ma non troppo apprezzato dal suo capo e soprattutto è un instancabile lettore che commenta le sue letture, anonimamente, su di un blog. Quale non sarà il suo stupore quando rinverrà nella sua auto, nel frattempo recuperata dalla polizia, il computer di Guido e nel leggerne il contenuto riuscirà ad individuarne l'autore! Ignorando i suggerimenti della moglie Letizia deciderà di restituire l'opera al suo lettimo proprietario in maniera più o meno anonima; l'incontro tra i due sarà rivelatore per entrambi: per Guido perchè troverà in Leonardo un attento editor che lo stimolerà con le sue considerazioni a ritrovare il coraggio di rimettersi in gioco, di affrontare se stesso e di esprimere questa nuova consapevolezza attraverso il suo lavoro.
Sono rimasta particolamente colpita da questo aspetto del romanzo perchè erano riportate le stesse considerazioni che avevo sentito durante un recente festival letterario: in particolar modo sul lavoro di uno scrittore, sul suo rapporto che dovrebbe essere diretto e costruttivo con i propri lettori, sul ruolo di una casa editrice nel curare un'opera letteraria che non è solamente una possibile fonte di guadagno ma l'espressione della creatività e dell'esperienza di uno scrittore e che riveste una fondamentale importanza nella consapevolezza di chi scrive ma anche di chi legge. Esistono delle regole rigorose nell'uso della lingua scritta che debbono essere rispettate perchè le parole hanno un loro peso specifico, naturalmente in Malvaldi questo richiamo all'etica e ad una generale onestà intellettuale è riportata in  un contesto divertente e divertito, così come divertente è la lezione sul valore della punteggiatura:
<<...i segni della punteggiatura non servono solo a dare ritmo alla frase, i segni della punteggiatura sono veri e propri o-pe-ra-to-ri lo-gi-ci. usarli in modo sciatto può letteralmente travisare il significato di quello che pensiamo. Se io dico di una persona " E' juventino. E' una persona di cui non fidarsi" sto dando due informazioni separate, messe in relazione solo dal fatto che mi riferisco alla stessa persona. Se dico "E' juventino; è una persona di cui non fidarsi" è chiaro che le due cose sono in relazione, ma non è chiaro in che relazione stiano... se io invece dico "E' juventino: è una persona di cui non fidarsi" il mio giudizio è chiaro: quella persona è infida in quanto juventina, e stop...>>.

Argento vivo
M. Malavaldi
Sellerio editore Palermo

lunedì 4 novembre 2013

Un matrimonio inglese

Continua la mia passione per le autrici di lingua anglosassone cadute nel "dimenticatoio" e riscoperte dalla casa editrice Astoria: questa volta è il turno di Frances Hodgson Burnett autrice di capovolavori per l'infanzia quali "Il piccolo lord Fontleroy" o "Il giardino segreto" che però ha anche scritto diversi romanzi per adulti che sono stati riscoperti di recente.
La Burnett emigrò in America con la famiglia e, in seguito alla fama acquisita con la pubblicazione delle sue opere, potè tornare in Inghilterra: in questo modo riuscì a conoscere bene le realtà sociali al di là e al di quà dell'Oceano.
In "Un matrimonio inglese" (in lingua originale "Shuttle") il tema del confronto fra le due culture, quella americana e quella inglese, è portante nella struttura del racconto a volte un poco ripetitivo nella descrizione dei diversi caratteri ma, in effetti, l'autrice riesce in questo modo a spiegare un'epoca nella quale una nascente potenza economica, gli Stati Uniti, nasceva e si sviluppava grazie all'entusiasmo e alla determinazione di un popolo "giovane" che aveva bisogno di riscattarsi dalla dipendenza della madrepatria e che realizzava le sue ambizioni attraverso una tenace ricerca di un'affermazione economica.
L'entusiasmo del nuovo si scontra con la tradizione della vecchia Europa che con i suoi titoli nobiliari, pur privi di un effettivo patrimonio, e la sua storia sono ambiti dai nuovi ricchi, dall'alta borghesia americana a sugello della propria affermazione; ecco da quali sentimenti nacquero i matrimoni tra i ricchi americani e i nobili inglesi ed ecco l'inizio della trama del libro: una giovanissima e influenzabile donna americana Rosalie, erede di un enorme patrimonio, contrae un matrimonio con un nobile e squattrinato lord inglese e con lui parte alla volta del vecchio continente ma il carattere debole e ansioso di compiacere di lei si scontra con una mentalità meschina di un uomo privo di scrupoli o di senso morale che usa la sua disapprovazione e la violenza psicologica, oltre che fisica, per annientare la moglie e costringerla a cedergli la gestione della propria rendita allontanandola dalla famiglia di origine.
Il senso di inadeguatezza di lei, la sua confusione di fronte ad una durezza che nella sua vita agiata di figlia amata e viziata non ha mai conosciuto sono descritte in modo estremamente realistico e rappresentano una realtà ancora attuale: il lettore viene come avvolto da una coperta pesante e insopportabile che è quella del maltrattamento e dell'abuso familiare. 
Passano gli anni e la sorella di Rosalie, che all'epoca del matrimonio era una bambina e che non si è mai rassegnata ad una separazione definitiva e inspiegabile, decide di chiarire il mistero di una così lunga assenza e perciò parte alla volta della tenuta in campagna del cognato per una visita alla sorella e al nipote. Il suo sgomento sarà enorme nel realizzare lo stato di prostrazione fisica e morale in cui è precipitata Rosalie vittima delle vessazioni del marito e solo la sua intelligenza e accortezza le permetteranno di aiutare la sventurata sorella.
Il lieto fine, anche un poco moralistico, in cui l'amore e i buoni sentimenti trionferanno sono un po' scontati e devo ammettere che si tratta di un romanzo il cui stile di scrittura è decisamente verboso e a tratti ripetitivo ma allo stesso tempo l'ho trovato piacevole perchè induce a rilassarsi in poltrona e a lasciarsi trasportare dalle parole che creano l'atmosfera che ti trasportano in altri tempi e luoghi... come difficilmente un romanzo storico scritto oggi riesce a fare: forse perchè non siamo più abituati ad un ritmo narrativo lento in cui non ci sia un veloce susseguirsi di accadimenti ma una paziente ricostruzione delle emozioni e della natura dei personaggi e degli ambienti in cui questi si muovono.

Un matrimonio inglese
F.H. Burnett
Astoria Editore

lunedì 21 ottobre 2013

Le tre Minestre - Andrea Vitali

 
Andrea Vitali è uno dei miei scrittori preferiti: l'ho scoperto qualche anno fa durante una delle innumerevoli pause pranzo passate in libreria a leggere la quarta di copertina di innumerevoli romanzi, alla ricerca di una trama interessante e soprattutto di un autore che scrivesse in modo godibile... a volte riesci a capire da poche righe se uno scrittore è veramente tale: Vitali lo è!
I suoi romanzi sono tutti ambientati a Bellano un paese della Lombardia, sul Lago di Como, per la precisione, paese che questa estate mi è capitato di visitare: veramente carino! L'unica cosa di cui mi rammarico, ma non mancherà occasione di ritornarci, è che non ho potuto visitare tutti i luoghi che sono citati nelle pagine dei romanzi: le stradine piccole, le piazzette, la Chiesa, la caserma dei 
Carabinieri... 
 Ma si percepiva bene l'atmosfera un poco sonnacchiosa del primo pomeriggio estivo mentre camminavamo in una sorta di torpore all'ombra dei palazzi nelle strette viuzze vicino al lungolago e poi ho potuto gustare alcuni dei piatti che Vitali cita nei suo libri come, ad esempio, i pesci di lago o le patate fritte nel burro che saranno pesanti da digerire ma sono buonissime!!!
"Le tre minestre"  è un libro che si discosta dagli altri dello stesso autore perchè non si tratta di una storia romanzata ma di un omaggio pieno di amore nei confronti della famiglia dell'autore e dei ricordi della sua infanzia legata alle sue tre zie "zitelle" che lo hanno ospitato nella casa di famiglia durante i suoi studi.
Le tre donne si erano divise i compiti nella gestione della casa e dei campi come i ministri del Governo di un regno lontano lontano nel tempo ma sempre caro e perciò troviamo: la Ministra degli Interni, degli Esteri e dell'Agricoltura.
Le tre Ministre anche soprannominate, dall'impertinente nipote, le tre minestre (perchè la minestra è la biada dell'uomo) sono al centro di una serie di ricordi legati al sapore delle ricette contadine piene di burrro - perchè è corroborante- e perciò usato in qualsiasi pietanza in grande quantità.
E' così che il lettore viene catapultato in un mondo d'altri tempi in cui la frenesia della vita moderna non esiste e la saggezza dei "vecchi detti" è alla base di qualsiasi scelta: scopriamo il "miracolo" del panino bianco, la vera tecnica per far apprendere ad un giovane studente di medicina quali siano i "nervi cranici"  e quello per cucinare i fegatini.
Alla fine del racconto sono riportate (dopo una accurata ricostruzione storica) le ricette via via citate nel libro: ad alto tasso di colesterolo!

mercoledì 21 agosto 2013

Miss Julia dice la sua

Vacanza in montagna tutta dedicata al riposo, alle passeggiate, al mangiar polenta e naturalmente non potevano mancare due cose fondamentali: il ricamo (il mio sampler è in dirittura d'arrivo) e la lettura... non mi sono risparmiata niente! :)
Il libro, di cui riporto la copertina, è l'ennesimo uscito per la casa editrice Astoria che in questa calda estate non ha lesinato la pubblicazione di una serie di libri molto carini: il romanzo di Ann B. Ross è uno di questi.
"Miss Julia dice la sua" è il primo titolo della serie che per protagonista Miss Julia, una vedova senza figli di una certa età, che vive in una cittadina della provincia americana.
Il marito, un banchiere, è appena morto lascondola, con suo grande stupore, molto ricca quando si presenta alla sua porta una giovane donna, un pò affannata, un pò appariscente, che le lascia in custodia un ragazzino di nove anni... il figlio del marito di Miss Julia: Mr Wesley LLoyd Springer.
La povera vedova non riesce a pronunciare una parola che la giovane donna (Hazel Marie) si allontana in macchina promettendo che ritornerà presto a riprendere il bimbo... giusto il tempo di poter frequentare un corso per estetista che le permetterà di potersi mantenere visto che il suo uomo è morto lasciandola senza il becco di un quattrino!
Questo è l'inizio di uno spassosissimo romanzo in cui succedderà di tutto: rapimenti,fughe rocambolesche, , scene di seduzione in una canonica, tentativi di coercizione ai danni di una donna che si ritrova sola dopo quarantaquattro anni e che ritrova se stessa: non più una padrona di casa assoggettata al desiderio di ordine e conformismo impostole dal marito, inibita e condizionata dalle regole di una comunità chiusa e pettegola intrisa di una religiosità spinta fin quasi al fanatismo.
Sarà proprio la scoperta del tradimento del marito che, da morto, la umilia e mortifica con la sua ipocrisia, a darle la grinta e la carica necessarie a ribellarsi ad una vita passiva ed acquiscente.
Naturalmente questo nuovo atteggiamento, questo "tirare su la testa" stupisce e sconvolge coloro che le stanno accanto da sempre e che vorrebbero "aiutare" Julia... in particolar modo a gestire il suo patrimonio poichè lei, poverina, non ne è in grado: primo fra tutti il pastore presbiteriano che vorrebbe a tal punto proteggere la sua parrocchiana da farla dichiarare incapace di intendere e di volere per potere amministrare il patrimonio a favore della Chiesa.
Questo libro, che pure è divertente e spiritoso, la dice lunga sulle comunità di provincia, sul fatto che in seno a determinati contesti sociali una donna possa essere trattata con condiscendenza e su quanto sia necessario, benchè molto più faticoso, non lasciare gestire a nessun'altro la propria vita perchè, come dice Miss Julia, "...bisogna difendersi da soli. Nessuno lo farà al nostro posto, men che meno le persone su cui si dovrebbe poter contare".
Una girandola di personaggi, molto ben caraterizzati, circonda Miss Julia che racconta in prima persona le sue disavventure : la governante-cuoca Lillian, l'avvocato Sam, il poliziotto Bates, la giovane e patetica Hazel Marie e suo figlio Lloyd, il "premuroso" pastore Ledbetter e diversi altri che entrano ed escono dalla scena come se fossero su un palcoscenico a teatro.
Miss Julia dice la sua
Ann B. Ross
Astoria editore

lunedì 5 agosto 2013

Il Segreto di Angela di Francesco Recami

Terzo episodio della serie giallo-umoristica dedicata alle "Case di ringhiera": in ogni romanzo e anche nei due racconti, pubblicati nelle raccolte di Capodonno e Ferragosto, sono stati delineati i diversi abitanti delle case che si affacciano sul cortile interno di una casa di ringhiera a Milano.
Nel primo il protagonista indiscusso era il Signor Amedeo Consonni, tappezziere in pensione, baby sitter del nipotino quattrenne, l'Enrico, e appassionato di casi di nera a tal punto da avere una libreria di classificatori che raccolgono i trafiletti dei giornali sui casi di cronaca più efferati e misteriosi.
La famiglia del Signor Claudio, alcolista senza ritorno, con i due figli decisi a riportarlo sulla retta via a costo di rinchiuderlo in una cantina; la Signorina Mattei-Ferri zitella settantenne, afflitta da una curiosità malsana che la spinge a guardare dalla finestra di casa monitorando i movimenti dei vicini di casa e immaginando orge su chiunque abbia più di quindici anni; il Signor Luis De Angelis ottuagenario appassionato di automobili disperatamente innamorato della sua nuova fiammante BMW...che spesso lo mette nei guai!
E infine la ex professoressa, nonchè fidanzata dell'Amedeo, Signora Angela Mattei appena cinquantenne, divorziata, benestante e ... nullafacente!
E' lei in prima persona che racconta il "suo segreto" in un racconto che scrive e consegna all'Amedeo per confessargli come nel giro di pochi giorni la sua vita sia stata assolutamente rivoluzionata e di come da rigida e repressa professoressa di lettere, madre contestata, moglie frustrata, figlia e sorella sottomessa stressata si trasformi in un'avventuriera che, decisa a sventare un falso (forse) rapimento di un suo allievo, si trova braccata da bande rivali in una Sardegna assolata che sarà per lei fonte di incontri focosi e fughe rocambolesche!
Il libro scorre velocissimo e godibilissimo è lo stile del racconto della nostra eroina sul genere "flusso di coscienza" dove i ragionamenti, le incoerenze, l'ironia e una logica tutta femminile la fanno da padroni.
Il Segreto di Angela
F. Recami
Sellerio editore Palermo

domenica 28 luglio 2013

Ferragosto in giallo

E' inutile in questo periodo la mia attività principale è leggere (bè a parte il lavoro... ma delle cose penose preferirei non parlare!) e "Ferragosto in giallo" è il libro perfetto per l'estate!Almeno per coloro i quali amino le letture poliziesche o affini...
I protagonisti di questi racconti sono gli "eroi" dei romanzi di Camilleri, Recami, Manzini, Malvaldi, Costa e Gimenez-Bartlett: sarà che io sono un'appasionata di questo genere di letteratura ma mi sembra che non siano mai abbastanza lunghi, i racconti come questi poi assomigliano agli assaggini degli antipasti rinforzati...ti lasciano in bocca un buon sapore ma con una fame tremenda! :)
Siamo nella settimana di ferragosto, appena un giorno prima o un giorno dopo l'infernale calura di metà agosto, quando si scatenano le passioni, o i freddi calcoli degli assassini che tramano intrighi e lasciano cadaveri avvolti nelle coperte sulla spiaggia o avvelenati in un ristorante rinomato sulla riviera toscana: ed è allora che intervengono i "nostri" che speravano di essere in ferie e di potersi godere qualche giorno di riposo ma debbono fare gli straordinari e portare il lettore (vagamente intontito dal caldo) alla soluzione di casi anche quando sembra che il caso non esista.
Anche per questo libro consiglierei la lettura durante una siesta pomeridiana o sotto l'ombrellone con una bibita ghiacciata per compagnia!
Ferragosto in giallo
Autori Vari
Sellerio editore Palermo

domenica 21 luglio 2013

Un covo di vipere di Andrea Camilleri

"Un covo di vipere" è l'ultimo romanzo pubblicato (in ordine cronologico) con protagonista il Commissario Montalbano: l'ho letto in circa quattro ore, il tempo impiegato dal frecciarossa per effettuare il percorso Torino Porta Nuova - Roma Termini...
Il caso  che si trova a dover risolvere il nostro eroe è l'omicidio di uomo ricco e di una certa età...ucciso due volte! Il cadavere è rinvenuto nella casa di campagna dove egli riceveva le sue numerose giovani amanti e qui inizia l'indagine nella vita e nelle passioni torbide di questo morto che forse è il vero protagonista, nella sua psiche di aguzzino e infine vittima insieme con i suoi due figli: un maschio e una femmina ormai grandi con famiglia legati tra di loro da una relazione difficile e malsana.
Montalbano indaga affiancato come sempre dall'inossidabile ispettore Fazio, Mimì Augello, Catarella (alcuni dialoghi con quest'ultimo sono da morir dal ridere) e questa volta anche dalla "eterna" fidanzata Livia che si ostina a voler aiutare un senzatetto che forse non vuole essere aiutato! Ma che, a sua volta, fornirà un pezzo importante nel puzzle per ricostruire la vicenda del Signor Cosimo Barletta (il morto).
Il vernacolo siciliano è talmente travolgente ed è così prepotentemente entrato nel mio immaginario che mi sarebbe impossibile seguire la mente acuta e tortuosa (ma sempre meno degli indagati) del Commissario Montalbano se l'autore usasse un perfetto italiano, i personaggi perderebbero di carattere... in fondo l'unico a parlare in italiano è il "signori e guistori": un perfetto coglione!!!
Libro da godere nella calura di un pomeriggio estivo... possibilmente all'ombra di un ombrellone o durante una siesta pomeridiana.
Un covo di vipere
Andrea Camilleri
Sellerio editore Palermo