lunedì 4 novembre 2013

Un matrimonio inglese

Continua la mia passione per le autrici di lingua anglosassone cadute nel "dimenticatoio" e riscoperte dalla casa editrice Astoria: questa volta è il turno di Frances Hodgson Burnett autrice di capovolavori per l'infanzia quali "Il piccolo lord Fontleroy" o "Il giardino segreto" che però ha anche scritto diversi romanzi per adulti che sono stati riscoperti di recente.
La Burnett emigrò in America con la famiglia e, in seguito alla fama acquisita con la pubblicazione delle sue opere, potè tornare in Inghilterra: in questo modo riuscì a conoscere bene le realtà sociali al di là e al di quà dell'Oceano.
In "Un matrimonio inglese" (in lingua originale "Shuttle") il tema del confronto fra le due culture, quella americana e quella inglese, è portante nella struttura del racconto a volte un poco ripetitivo nella descrizione dei diversi caratteri ma, in effetti, l'autrice riesce in questo modo a spiegare un'epoca nella quale una nascente potenza economica, gli Stati Uniti, nasceva e si sviluppava grazie all'entusiasmo e alla determinazione di un popolo "giovane" che aveva bisogno di riscattarsi dalla dipendenza della madrepatria e che realizzava le sue ambizioni attraverso una tenace ricerca di un'affermazione economica.
L'entusiasmo del nuovo si scontra con la tradizione della vecchia Europa che con i suoi titoli nobiliari, pur privi di un effettivo patrimonio, e la sua storia sono ambiti dai nuovi ricchi, dall'alta borghesia americana a sugello della propria affermazione; ecco da quali sentimenti nacquero i matrimoni tra i ricchi americani e i nobili inglesi ed ecco l'inizio della trama del libro: una giovanissima e influenzabile donna americana Rosalie, erede di un enorme patrimonio, contrae un matrimonio con un nobile e squattrinato lord inglese e con lui parte alla volta del vecchio continente ma il carattere debole e ansioso di compiacere di lei si scontra con una mentalità meschina di un uomo privo di scrupoli o di senso morale che usa la sua disapprovazione e la violenza psicologica, oltre che fisica, per annientare la moglie e costringerla a cedergli la gestione della propria rendita allontanandola dalla famiglia di origine.
Il senso di inadeguatezza di lei, la sua confusione di fronte ad una durezza che nella sua vita agiata di figlia amata e viziata non ha mai conosciuto sono descritte in modo estremamente realistico e rappresentano una realtà ancora attuale: il lettore viene come avvolto da una coperta pesante e insopportabile che è quella del maltrattamento e dell'abuso familiare. 
Passano gli anni e la sorella di Rosalie, che all'epoca del matrimonio era una bambina e che non si è mai rassegnata ad una separazione definitiva e inspiegabile, decide di chiarire il mistero di una così lunga assenza e perciò parte alla volta della tenuta in campagna del cognato per una visita alla sorella e al nipote. Il suo sgomento sarà enorme nel realizzare lo stato di prostrazione fisica e morale in cui è precipitata Rosalie vittima delle vessazioni del marito e solo la sua intelligenza e accortezza le permetteranno di aiutare la sventurata sorella.
Il lieto fine, anche un poco moralistico, in cui l'amore e i buoni sentimenti trionferanno sono un po' scontati e devo ammettere che si tratta di un romanzo il cui stile di scrittura è decisamente verboso e a tratti ripetitivo ma allo stesso tempo l'ho trovato piacevole perchè induce a rilassarsi in poltrona e a lasciarsi trasportare dalle parole che creano l'atmosfera che ti trasportano in altri tempi e luoghi... come difficilmente un romanzo storico scritto oggi riesce a fare: forse perchè non siamo più abituati ad un ritmo narrativo lento in cui non ci sia un veloce susseguirsi di accadimenti ma una paziente ricostruzione delle emozioni e della natura dei personaggi e degli ambienti in cui questi si muovono.

Un matrimonio inglese
F.H. Burnett
Astoria Editore

lunedì 21 ottobre 2013

Le tre Minestre - Andrea Vitali

 
Andrea Vitali è uno dei miei scrittori preferiti: l'ho scoperto qualche anno fa durante una delle innumerevoli pause pranzo passate in libreria a leggere la quarta di copertina di innumerevoli romanzi, alla ricerca di una trama interessante e soprattutto di un autore che scrivesse in modo godibile... a volte riesci a capire da poche righe se uno scrittore è veramente tale: Vitali lo è!
I suoi romanzi sono tutti ambientati a Bellano un paese della Lombardia, sul Lago di Como, per la precisione, paese che questa estate mi è capitato di visitare: veramente carino! L'unica cosa di cui mi rammarico, ma non mancherà occasione di ritornarci, è che non ho potuto visitare tutti i luoghi che sono citati nelle pagine dei romanzi: le stradine piccole, le piazzette, la Chiesa, la caserma dei 
Carabinieri... 
 Ma si percepiva bene l'atmosfera un poco sonnacchiosa del primo pomeriggio estivo mentre camminavamo in una sorta di torpore all'ombra dei palazzi nelle strette viuzze vicino al lungolago e poi ho potuto gustare alcuni dei piatti che Vitali cita nei suo libri come, ad esempio, i pesci di lago o le patate fritte nel burro che saranno pesanti da digerire ma sono buonissime!!!
"Le tre minestre"  è un libro che si discosta dagli altri dello stesso autore perchè non si tratta di una storia romanzata ma di un omaggio pieno di amore nei confronti della famiglia dell'autore e dei ricordi della sua infanzia legata alle sue tre zie "zitelle" che lo hanno ospitato nella casa di famiglia durante i suoi studi.
Le tre donne si erano divise i compiti nella gestione della casa e dei campi come i ministri del Governo di un regno lontano lontano nel tempo ma sempre caro e perciò troviamo: la Ministra degli Interni, degli Esteri e dell'Agricoltura.
Le tre Ministre anche soprannominate, dall'impertinente nipote, le tre minestre (perchè la minestra è la biada dell'uomo) sono al centro di una serie di ricordi legati al sapore delle ricette contadine piene di burrro - perchè è corroborante- e perciò usato in qualsiasi pietanza in grande quantità.
E' così che il lettore viene catapultato in un mondo d'altri tempi in cui la frenesia della vita moderna non esiste e la saggezza dei "vecchi detti" è alla base di qualsiasi scelta: scopriamo il "miracolo" del panino bianco, la vera tecnica per far apprendere ad un giovane studente di medicina quali siano i "nervi cranici"  e quello per cucinare i fegatini.
Alla fine del racconto sono riportate (dopo una accurata ricostruzione storica) le ricette via via citate nel libro: ad alto tasso di colesterolo!

domenica 29 settembre 2013

C'etait en Decembre

Nove mesi esatti e ho portato a termine uno schema che mi era piaciuto immediatamente ma che temevo di non riuscire mai a realizzare... e invece no! Ce l'ho fatta grazie, anche, alle lunghissime serate di una Torino invernale: buia e parecchio fredda che non invitava ad uscire molto spesso.
Lo schema, credo celebre, di Mon Ami Pierre l'ho realizzato su di un lino grigio azzurro che avevo acquistato a Milano : un undici fili piuttosto compatto e l'ho lavorato prendendo due fili per due con il moulineè anch'esso a due fili.
Se non sbaglio il sampler che avevo visto in negozio era realizzato usando un filo per filo con il risultato che il disegno diveniva una miniatura, un quadro comunque di dimensioni ridotte ma, personalmente, trovo assurdo lavorare tanto e rischiare la cecità (in quel caso) per non rendere piena giustizia a dei disegni così accurati e delicati da qui la mia decisione di realizzare lo schema con dimensioni maggiori.
Anche la cornice è stata il frutto di un lungo conciliabolo con il mio corniciaio di fiducia che ha ritoccato, dipingendola in bianco sporco, una cornice che tendeva al giallo ma che non riprendeva il colore e il motivo portante : il bianco neve.
Naaturalmente non potevo fermarmi e così, come ogni appasionata ricamatrice che si rispetti, il lavoro successivo era proprio dietro l'angolo... a dire il vero stava lì ad attendere che lo finissi già da molto tempo: un sampler di lillipoints che ha per soggetto il caffè, lo inserito nella posizione dei WIP anche se potrebbe classificarsi come un UFO.
Buona domenica,
Mery

sabato 31 agosto 2013

Martin Luther King :"I have a dream" - 28 agosto 1963

Ieri è stato ricordato un uomo che è diventato un mito nel suo Paese e nel mondo: Martin Luther King.
Il 28 agosto 1963, davanti al Lincoln Memorial, pronunciò un discorso, uno di quei discorsi destinati a rimanere nella storia con il nome di una celebre frase contenuto in esso :"I have a dream".
Quel discorso, scritto di getto poche ore prima di essere pronunciato, si svolse alla presenza dei 250.000 manifestanti che quel giorno si affollavano davanti al monumento dedicato ad uno dei Padri degli Stati Uniti : il Presidente Lincoln che nel 1863 firmò la Proclamazione dell'emancipazione che aboliva la schiavitù, atto poi ratificato nel 1865 con l'approvazione del XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
"I have a dream" diceva King, "io ho un sogno...che un giorno questa Nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni... che tutti gli uomini sono creati uguali...io ho un sogno che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una Nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma per le qualità del loro carattere...".
King si riferiva alla Costituzione e alla Dichiarazione di indipendenza in cui si afferma con forza che tutti gli uomini " avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità" e nell'esortare i partecipanti alla manifestazione ad andare avanti sosteneva che non si può tornare indietro che "coloro che chiedono i diritti civili" non possano mai ritenersi soddisfatti finchè la "giustizia non scorrerà come l'acqua e il diritto come un fiume possente".
Ma la giustizia passa per un euguale trattamento economico perchè non c'è uguaglianza finchè " il negro ancora vive su un'isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità economiche..." Questo principio è stato ripreso anche dal Presidente Obama, ieri al Lincoln Memorial, "quegli uomini -si riferiva ai manifestanti di allora- e quelle donne volevano posti di lavoro ma anche giustizia. Volevano non soltanto che l'oppressione finisse, ma anche avere opportunità economiche..".
La lotta per il perseguimento della perequazione economica e sociale deve essere condotta con forza e determinazione ma non con la violenza e sopratutto è un obiettivo che riguarda tutti bianchi e neri, questo è il pensiero di Martin Luther King "molti dei nostri fratelli bianchi... sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è indistricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna... dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli."
Leggendo le parole di King mi sono commossa, chi non lo sarebbe, ma sono rimasta anche sgomenta perchè sono passati 50 anni e ancora siamo qui a combattere per i diritti civili delle donne, degli omosessuali, degli stranieri e temo che questa battaglia non terminerà mai. Alcune cose sono migliorate ma non ci si può mai, mai distrarre perchè quei diritti, quelle libertà, l'aspirazione alla felicità che è un sentimento comune a tutti gli essere umani, non solo agli americani, saranno sempre messe in disscussione: ci sarà sempre qualcuno che riterrà di avere più diritti degli altri, di non dover rispondere delle proprie azioni a nessuno, di calpestare la personalità di altri perchè poveri, perchè soli, perchè malati o con la pelle di un colore differente.
Il messaggio che lanciò King allora fu che non solo bisognava combatteer contro la discriminazione per riappropriarsi della propria libertà e del diritto a realizzare i propri sogni, ma che bisognava soprattutto sperare nel fatto che un giorno saremo liberi "...E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, accelleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual : Liberi finalmente, liberi finalmente, grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente...".

mercoledì 21 agosto 2013

Miss Julia dice la sua

Vacanza in montagna tutta dedicata al riposo, alle passeggiate, al mangiar polenta e naturalmente non potevano mancare due cose fondamentali: il ricamo (il mio sampler è in dirittura d'arrivo) e la lettura... non mi sono risparmiata niente! :)
Il libro, di cui riporto la copertina, è l'ennesimo uscito per la casa editrice Astoria che in questa calda estate non ha lesinato la pubblicazione di una serie di libri molto carini: il romanzo di Ann B. Ross è uno di questi.
"Miss Julia dice la sua" è il primo titolo della serie che per protagonista Miss Julia, una vedova senza figli di una certa età, che vive in una cittadina della provincia americana.
Il marito, un banchiere, è appena morto lascondola, con suo grande stupore, molto ricca quando si presenta alla sua porta una giovane donna, un pò affannata, un pò appariscente, che le lascia in custodia un ragazzino di nove anni... il figlio del marito di Miss Julia: Mr Wesley LLoyd Springer.
La povera vedova non riesce a pronunciare una parola che la giovane donna (Hazel Marie) si allontana in macchina promettendo che ritornerà presto a riprendere il bimbo... giusto il tempo di poter frequentare un corso per estetista che le permetterà di potersi mantenere visto che il suo uomo è morto lasciandola senza il becco di un quattrino!
Questo è l'inizio di uno spassosissimo romanzo in cui succedderà di tutto: rapimenti,fughe rocambolesche, , scene di seduzione in una canonica, tentativi di coercizione ai danni di una donna che si ritrova sola dopo quarantaquattro anni e che ritrova se stessa: non più una padrona di casa assoggettata al desiderio di ordine e conformismo impostole dal marito, inibita e condizionata dalle regole di una comunità chiusa e pettegola intrisa di una religiosità spinta fin quasi al fanatismo.
Sarà proprio la scoperta del tradimento del marito che, da morto, la umilia e mortifica con la sua ipocrisia, a darle la grinta e la carica necessarie a ribellarsi ad una vita passiva ed acquiscente.
Naturalmente questo nuovo atteggiamento, questo "tirare su la testa" stupisce e sconvolge coloro che le stanno accanto da sempre e che vorrebbero "aiutare" Julia... in particolar modo a gestire il suo patrimonio poichè lei, poverina, non ne è in grado: primo fra tutti il pastore presbiteriano che vorrebbe a tal punto proteggere la sua parrocchiana da farla dichiarare incapace di intendere e di volere per potere amministrare il patrimonio a favore della Chiesa.
Questo libro, che pure è divertente e spiritoso, la dice lunga sulle comunità di provincia, sul fatto che in seno a determinati contesti sociali una donna possa essere trattata con condiscendenza e su quanto sia necessario, benchè molto più faticoso, non lasciare gestire a nessun'altro la propria vita perchè, come dice Miss Julia, "...bisogna difendersi da soli. Nessuno lo farà al nostro posto, men che meno le persone su cui si dovrebbe poter contare".
Una girandola di personaggi, molto ben caraterizzati, circonda Miss Julia che racconta in prima persona le sue disavventure : la governante-cuoca Lillian, l'avvocato Sam, il poliziotto Bates, la giovane e patetica Hazel Marie e suo figlio Lloyd, il "premuroso" pastore Ledbetter e diversi altri che entrano ed escono dalla scena come se fossero su un palcoscenico a teatro.
Miss Julia dice la sua
Ann B. Ross
Astoria editore

lunedì 19 agosto 2013

Mole Antonelliana e museo del cinema a Torino

Potevo iniziare le mie vacanze estive senza passare da un museo??? Domanda retorica: ovviamente no! E siccome sono a Torino da sette mesi non potevo non andare a visitare quello che viene considerato come il simbolo della città e cioè la Mole Antonelliana.
A dire il vero è un po' sacrificata circondata com'è da palazzi e stradine strette ma, quando ho svoltato l'angolo e da via Po mi sono addentrata in Via Montebello, lo scorcio del monumento mi ha lasciato senza fiato!La strada che porta all'entrata del Museo non è molto grande e di fronte ci sono i tavalini di due bar molto carini: erano le nove e mezzo del mattino e faceva ancora fresco così mi sono seduta all'ombra della Mole a godermi un caffè macchiato e la lettura del quotidiano che riportava le reazioni "politiche" della condanna di un noto ..ehm uomo politico italiano!:)
Mi sono fatta due risate (amare perchè comunque i suoi domiciliari sono in una villa con parco che fa provincia) e poi mi sono lanciata alla scoperta della storia del cinema raccontata per immagini...
La prima parte è dedicata all'Archeologia del cinema in cui si sviluppa un percorso interattivo che spiega come gli studi dell'occhio umano siano alla base dell'uso delle lenti per cogliere le immagini e rifletterle o riprodurle e così ecco che si aprono numerosi corridoi (un po' al buio a dire il vero) in cui sono visibili i prototipi delle macchine fotografiche e di quelle cinematografiche: dal teatro delle ombre, alle scatole ottiche, alle lanterne magiche e infine ai primi fotogrammi cinematografici.
La mostra permanente è suddivisa per argomenti: quindi c'è lo spazio dedicato ai divi, alle sceneggiature, alla produzione (con un omaggio ai fondatori della mitica casa di produzione Titanus grazie alla quale sono stati realizzati capolavori di Fellini, Visconti...).
La parte che mi ha coinvolto veramente tanto è stato il cuore della Mole detta Aula del Tempio: la base è quadrata e al centro ci sono accoglienti poltrone, sdraiati sulle quali, si posso vedere spezzoni di film o documentari che passano su dei maxi schermi posti in alto.
Il bello era, però, nei corridoi laterali cui ci si poteva affacciare entrando attraverso porte a forma di frigorifero...
Lì erano ricostruiti (come nei film) delle ambientazioni particolari: il set di vecchio saloon, un boudoir  con un enorme letto rotondo ricoperto di cuscini e ciniglia (rigorosamente rosso passione) sul quale ci poteva sdraiare per poter osservare le scene di amore e morte che scorrevano sullo schermo posto... proprio sul letto, circondati da una discreta tenda di voile...
Sono anche stata fortunata perchè in questo periodo e fino alla metà di settembre il Museo ospita una interessante mostra dedicata alla figura del regista Martin Scorsese: agli inizi nella New York di Little Italy circondato dalla sua famiglia italo americana, ai film di maggior successo (Taxi Driver, Toro Scatenato), ai grandi attori che hanno lavorato con lui, agli sceneggiatori ai montatori.
La rassegna, fatta di teche e di piccoli schermi in cui era possibile visionare alcuni spezzoni dei suoi film più importanti, erano posizionati lungo le pareti delle Mole e così, salendo lentamente su di una scala elicoidale, si poteva arrivare su, su quasi in cima alla struttura in una luce soffusa che permetteva di concentrarsi sulle immagini e i racconti che si snodavano e che rappresentavano una vita dedicata all'arte del cinema: bello!


lunedì 5 agosto 2013

Il Segreto di Angela di Francesco Recami

Terzo episodio della serie giallo-umoristica dedicata alle "Case di ringhiera": in ogni romanzo e anche nei due racconti, pubblicati nelle raccolte di Capodonno e Ferragosto, sono stati delineati i diversi abitanti delle case che si affacciano sul cortile interno di una casa di ringhiera a Milano.
Nel primo il protagonista indiscusso era il Signor Amedeo Consonni, tappezziere in pensione, baby sitter del nipotino quattrenne, l'Enrico, e appassionato di casi di nera a tal punto da avere una libreria di classificatori che raccolgono i trafiletti dei giornali sui casi di cronaca più efferati e misteriosi.
La famiglia del Signor Claudio, alcolista senza ritorno, con i due figli decisi a riportarlo sulla retta via a costo di rinchiuderlo in una cantina; la Signorina Mattei-Ferri zitella settantenne, afflitta da una curiosità malsana che la spinge a guardare dalla finestra di casa monitorando i movimenti dei vicini di casa e immaginando orge su chiunque abbia più di quindici anni; il Signor Luis De Angelis ottuagenario appassionato di automobili disperatamente innamorato della sua nuova fiammante BMW...che spesso lo mette nei guai!
E infine la ex professoressa, nonchè fidanzata dell'Amedeo, Signora Angela Mattei appena cinquantenne, divorziata, benestante e ... nullafacente!
E' lei in prima persona che racconta il "suo segreto" in un racconto che scrive e consegna all'Amedeo per confessargli come nel giro di pochi giorni la sua vita sia stata assolutamente rivoluzionata e di come da rigida e repressa professoressa di lettere, madre contestata, moglie frustrata, figlia e sorella sottomessa stressata si trasformi in un'avventuriera che, decisa a sventare un falso (forse) rapimento di un suo allievo, si trova braccata da bande rivali in una Sardegna assolata che sarà per lei fonte di incontri focosi e fughe rocambolesche!
Il libro scorre velocissimo e godibilissimo è lo stile del racconto della nostra eroina sul genere "flusso di coscienza" dove i ragionamenti, le incoerenze, l'ironia e una logica tutta femminile la fanno da padroni.
Il Segreto di Angela
F. Recami
Sellerio editore Palermo