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mercoledì 16 marzo 2016

Suffragette

 
E' uscito nelle sale da pochi giorni un film basato sulla storia vera del movimento femminista inglese, fondato da Emmeline Punkhurst nel 1903, l'Unione sociale e politica delle donne (Women's Social and Political Union - WSPU) che aveva come scopo principale quello di ottenere il voto per le donne.
A dire il vero in Inghilterra i movimenti femminili per il riconoscimento del diritto al voto erano nati già verso la fine del 1700 quando Mary Wollstonecraft pubblicò A Vindication of the Right of Women ma fu nel 1835 che si riconobbe il diritto al voto femminile anche se nelle sole elezioni comunali, il suffragio universale, infatti, a livello nazionale era molto lontano.
Il film racconta le battaglie che portarono alla conquista del voto nel 1928: una lotta tutt'altro che semplice e soprattutto cruenta, che vide le attiviste subire violenti pestaggi, la prigione, l'intimidazione come se fossero delle sovversive...e forse lo erano! 
La storia narrata in primo piano è quella non vera, ma verosimile, di Maude Watts operaia di una lavanderia, sposata e con un figlio piccolo che lavora dall'età di sette anni e che oltre ad una vita dura e sacrificata deve subire le oltraggiose attenzioni del suo capo reparto. Viene coinvolta suo malgrado, all'inizio, nel movimento femminista: depone come testimone di fronte ad una commissione parlamentare che si impegna a presentare un progetto di legge all'allora Primo Ministro Loyd George. 
E' bellissima la scena in cui le viene chiesto cosa si aspetta che possa cambiare per le donne a seguito di una legge sul suffragio universale e lei risponde che non si è mai posta la domanda ma "...il solo fatto che possiamo " dare un senso diverso alla vita vissuta...
La legge non passa e la lotta diviene molto dura come dure sono le repressioni e la pressione della politica che non vuole affrontare la questione e censura anche i giornali affinchè il "problema" non salga alla ribalta dell'opinione pubblica.
Anche la vita di Maude diventa molto difficile poichè suo marito la butta fuori di casa e le proibisce di vedere il figlio, a questo si aggiunge il fatto che lascia il suo lavoro non potendo più tollerare le molestie: la sua caduta finisce per trasformarsi nel suo punto di forza perchè ormai non ha più niente da perdere e finalmente, per la prima volta nella sua vita, può smettere di avere paura e combattere fino in fondo per il diritto di vivere liberamente.
Nel film viene ben delineata la realtà dell'Inghilterra di allora, la durezza delle condizioni di vita delle donne e anche il disprezzo in cui vivevano condannate dai loro stessi mariti e compagni : nella società dell'epoca le mogli e i figli erano di proprietà del marito che poteva disporne come voleva, così come non apparteneva ad una donna il proprio salario e anche la dote che una volta sposata diveniva patrimonio del marito.
La battaglia delle attiviste smise di essere pacifista e l'uso della violenza fu giustificato da parte della stessa Punkhurst dal fatto che non aveva senso rispettare una legge che non rispettava le donne, che non le prendeva in nessuna considerazione non solamente come soggetto attivo politicamente ma come essere umano in generale.
Ho trovato questo film molto bello e toccante perchè racconta la tragica verità della vita di tantissime donne con un ritmo incalzante e senza nessuna concessione alla retorica, non c'è nessuna vittoria trionfalistica perchè il traguardo finale è ottenuto a prezzo di grandissimi sacrifici. Nel guardarlo ho riflettuto sull'importanza dell'eredità lasciataci dalle nostre antenate, a quanti diritti abbiamo, anche solo quello di esprimere un'opinione in un blog, e a quante donne purtroppo ancora oggi, in alcune parti del mondo, vivano recluse. Molte di quelle battaglie continuano però nel nostro quotidiano: certo possiamo rivendicare una indipendenza economica, possiamo votare, abbiamo il diritto di disporre del nostro corpo, ma non si tratta di diritti acquisiti definitivamente poichè ad ogni passo, ad ogni crisi economica, ad ogni cambiamento sociale dobbiamo continuare a lottare ancora e ancora affinchè la realtà non sopravanzi le norme legislative facendole diventare lettera morta: un esempio nel nostro Paese è che la possibilità di essere obiettore di coscienza di alcuni medici mette a rischio l'assistenza medica in caso di aborto e quindi la possibilità in pratica di ricorrere all'interruzione di gravidanza che pure è prevista dalla legge. La mancanza di strutture sociali rendono difficile alle donne di avere dei figli e continuare a lavorare, in sostanza continua ancora ad essere forte la contrapposizone tra il mondo maschile e quello femminile che non riescono a conciliarsi e si confrontano in un rapporto basato sulla forza e non sulla ragionevolezza.

venerdì 26 febbraio 2016

The hateful eight

 
Quando ho saputo del nuovo film di Quentin Tarantino e ne ho visto il trailer mi sono subito incuriosita e riproposta di andarlo a vedere: il film precedente, Django Unchained, mi era piaciuto molto sia per la storia narrata sia per il modo in cui lo era stata. L'immagine dei grandi campi di cotone degli stati uniti del sud, le enormi case coloniali, il fruscio della crinolina dei vestiti femminili, sembrava quasi di sentire l'odore del tabacco fumato dai ricchi, arroganti e quantomai crudeli proprietari terrieri.
La stessa violenza, così volutamente plateale, aveva un suo fine: la descrizione di una società apparentemente civile che nascondeva, neanche troppo in fondo, una crudeltà insensata, l'affermazione della superiortà di una razza sulle altre e anche di una classe sociale empia e senza freni.
Tali soprusi avevano una fine e c'era la possibilità di salvezza: una sorta di vittoria del bene sul male, un percorso di riscatto e liberazione dalla schiavitù, senza buonismi alla Beecher Stowe, poichè l'emancipazione costa lacrime e sangue e non ci sono sconti.
Niente di tutto ciò vi è in "The hateful eight" che è quanto mai distante dal precedente film in primo luogo per l'ambientazione: il gelido inverno delle montagne del Wyoming con le sue raffiche di neve sembra bucare lo schermo e penetrare nelle ossa dello spettatore, io mi ero avvolta nella sciarpa di lana e nel cappotto, e poi i personaggi non cercano riscatto o salvezza ma in qualche modo si crogiolano nella loro deriva morale e l'unico obiettivo è la sopraffazione reciproca senza scampo.
 
Il racconto è suddiviso in capitoli come se si trattasse di un libro ed inizia con la suggestiva ripresa di una diligenza, trainata da un tiro a sei, che attraversa una prateria spazzata dal vento: in mezzo al sentiero vi è un anziano uomo di colore (Samuel L. Jackson) vestito con l'uniforme dell'esercito dell'Unione (gli echi e le rivalità della guerra di Secessione sono ancora molto forti), egli è un cacciatore di taglie accanto ai cadaveri di tre prigionieri che deve portare nella più vicina città per incassare la ricompensa. Chiede un passaggio e scopre che la diligenza è stata noleggiata da un altro cacciatore di taglie molto noto per la sua ferocia, interpretato da un poderoso Kurt Russel, che sta conducendo la sua prigioniera al patibolo: una donna che si rivelerà pericolosa e infida e che lui non esita a picchiare e insultare.
La compagnia si arricchirà, poi, di un altro personaggio il futuro sceriffo di Red Rock la cittadina meta dei due cacciatori di taglie e dei loro prigionieri...vivi o morti!
A causa della bufera incalzante la diligenza dovrà fermarsi per più tempo del dovuto presso un emporio-stazione di posta gestito da una certa Minnie che, però, è momentaneamente assente : è partita insieme al suo compagno lasciando un baffuto messicano a gestire la sua attività in un edificio pieno di spifferi al cui interno hanno trovato rifugio, davanti ad un enorme camino acceso, gli altri misteriosi personaggi che animeranno la vicenda.
Ognuno di questi ha un passato oscuro e ognuno rappresenta un archetipo della società americana moderna : essi sono i poteri e le contraddizioni che dilaniano e si dilaniano in nome del dominio e del controllo incuranti delle conseguenze e attenti solo alla vittoria finale. C'è il futuro sceriffo, il politico, dalla parlantina sciolta e dalla logica stringente che non esita a stringere alleanze con persone diverse mettendo da parte qualsiasi convinzione o principio che non gli siano utili nella pianificazione dell'opportunità immediata.
Il cacciatore di taglie Kurt Russel che in nome della sua autorità, quale braccio armato della legge, si sente in diritto di invadere le vite degli altri avventori cui impone di dichiarare i propri intenti e da cui pretende la cessione delle armi poichè Lui è l'autorità costituita e l'arroganza del suo potere sconfina nella protervia.
Il futuro Boia, interpretato da un ambiguo Tim Roth, che spiega agli ingenui spettatori come senza di lui l'esecuzione delle sentenze rischierebbe di sfociare nella vendetta perchè la giustizia è tale solo se avviene sotto il mantello della legalità e nelle forme che essa prevede... e così via ogni personaggio si presenta ed entra in contatto con gli altri in una girandola di battute e colpi di scena in cui nessuno è innocente perchè non c'è bene su questo palcoscenico ognuno è colpevole e gronda sangue.
A tale proposito Tarantino non si è risparmiato : le scene di violenza e di sangue da un certo punto in poi si susseguono quasi senza soluzione di continuità in maniera ripetitiva, quasi noiosa volutamente noiosa, oserei dire, e mi sono domandata se tale sensazione sia la medesima che si prova nell'ascolto delle notizie belliche dei quotidiani che ci bombardano ogni momento rendondoci insensibili e stanchi al punto da desiderare la fine di tali guerra a qualsiasi costo non importa quali siano le condizioni di resa.
Le chiavi interpretative sono infinite, come delle scatole cinesi, ed ogni avvenimento potrebbe essere il simbolo di una problematica sociale: le armi confiscate, il loro possibile uso improprio al centro di tante battaglie politiche dell'attuale amministrazione americana; una lettera del Presidente Lincoln che richiama i valori della costituzione come matrice comune cui rifarsi...
All'atmosfera "disturbante" del film fa da contraltare la bella e suggestiva colonna sonora di Ennio Morricone che mi sarebbe piaciuto ascoltare anche nelle scene d'interno magari meno parole e più musica e sguardi: Sergio Leone insegna!
Bellissima era pure la fotografia per la quale, non essendo un'esperta, non posso spendere molte parole, nè posso affermare che il film mi sia piaciuto o che sia stato rivelatore ma mi ha fatto pensare molto a come raccontarlo: questo sì!

domenica 16 febbraio 2014

Monuments men

 

Quanto tempo era che non andavo al cinema sabato pomeriggio! Ieri ho colto l'occasione perchè verso le tre mi trovavo nei pressi di una multisala e perchè il tempo uggioso e freddo favoriva il progetto!
Inoltre domenica scorsa avevo seguito la promozione di un film da Fabio Fazio: George Clooney, niente di meno, scherzava sulla sua ultima produzione, un film tratto da un libro in cui si raccontava come durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale in giro per l'Europa si svolgeva una caccia straordinaria alle opere d'arte più celebri del mondo.
Quadri, sculture depredate dai nazisti per creare un grandioso museo dedicato a Hitler che avrebbe dovuto sorgere nella natia Austria. Tale progetto fu abortito perchè la guerra stava per essere persa e in quella occasione si diffuse il decreto Nerone secondo cui per volere del Fuhrer alla sua morte tutte le opere recuperate e le città d'arte, le infrastrutture, i paesi tutto doveva essere distrutto per non lasciare nulla al nemico... per non lasciare nulla dopo di lui.
Nel 1945 Roosvelt incaricò un piccolo gruppo di storici dell'arte ed esperti di rintracciare i tesori perduti che rischiavano di essere distrutti dai nazisti o "recuperati" dai russi per la loro propaganda.
George Stout (nel film interpretato da George Clooney con il nome di Frankes Stokes) che era a capo del reparto conservazione del museo Fogg, il museo d'arte più vecchio di Harvard, raggiunse la linea del fronte durante la guerra per contribuire al salvataggio dei tesori artistici a Caen, Maastricht e Aachen, oltre che al recupero di tutti i beni e opere d'arte che i nazisti avevano immagazzinato nelle miniere di  Siegen, Heilbronn, Colonia, Merkers e Altaussee.
 
 Insieme a lui andò anche James Rorimer, che divenne Direttore del Metropolitan Museum di New York e che collaborò con Rose Valland, una storica dell'arte, membro della resistenza francese e, al tempo dell'occupazione nazista, responsabile del museo Jeu de Paume di Parigi per il recupero delle opere portate via dai Musei francesi.
Il personaggio di Bill Murray si ispira a quello di un architetto, Robert Posey, che prestava servizio nella 3a Armata del Generale Patton durante la guerra, Posey scoprì la miniera di Altaussee, dove i nazisti avevano nascosto il polittico dell'Agnello Mistico dei Van Eyke, la Madonna di Bruges di Michelangelo, l'Astronomo di Vermeer.
Grazie al lavoro di questi uomini e donne fu possibile ricostruire non solo il patrimonio artistico di alcuni Paesi ma anche il recupero di collezioni private appartenute a famiglie ebree fuggite o sterminate, d'altro canto è storia di cronaca recente il ritrovamento di circa 15.000 opere d'arte che si credevano perdute e che erano sparite durante la guerra.
Nel film, che ha per protagonisti dei fantastici attori da Bill Murray a John Goodman, passando per i pluripremiati Clooney e Matt Damon, la domanda chiave che si pongono i protagonisti è se un opera d'arte valga la vita di un uomo...
La risposta sta nel valore che si dà all'arte (oggi ancora tragicamente messa in discussione), a quello che essa rappresenta per l'umanità: è la nostra storia, il nostro patrimonio, la memoria storica di quello che oggi è l'uomo della sua tensione verso la perfezione, verso la conoscenza di sè e del mondo che lo circonda.
L'arte è la rappresentazione dei tormenti dell'essere umano, l'impronta che le guerre, la storia hanno lasciato nel suo animo, di come lo spirito tenda all'infinito, alla perfezione e poi magari venga trascinato giù nella merda e nel sangue... la distruzione di un opera d'arte significa la cancellazione di un pezzo della storia umana, di noi.
Tanto di cappello a Clooney che ha portato questo argomento sullo schermo, il film mi è piaciuto molto: era divertente e tragico insieme, ben recitato e con un certo ritmo.

lunedì 25 marzo 2013

I CROODS

Domenica all'insegna del cinema... con i nipoti ovviamente!
Così eccomi, in mezzo a un'orda di ragazzini urlanti e genitori disperati, in fila per comprare pop corn e patatine e poi via a cercare il posto al buio: eravano una truppa e abbiamo occupato un intera fila! Santa Laura (mia sorella) aveva fortunatamente prenotato i biglietti su internet e quel passaggio ci è stato risparmiato.
In compenso il film di animazione della Dream Works era un vero spasso: da tanto tempo non ridevo così di gusto al cinema! La storia è quella di una famiglia "primitiva" (in tutti i sensi) che vive in una caverna all'interno di canion in qualche sperduto luogo di una terra ante deriva dei contnenti.
Protagonisti sono: il padre, la madre, una figlia adolescente desiderosa di conoscere il mondo, un fratello paurosissimo e decisamente non brillante quanto a coraggio e intelligenza, un bimba di circa due anni e l'anziana nonna, nonchè "amatissima" suocera del capo famiglia.
Il mondo che li circonda è ostile e duro ma il capo-famiglia li difende tenendoli tutti chiusi, per la maggior parte del tempo, in una caverna al buio e il motto di famiglia è che per sopravvivere bisogna avere paura... di tutto! Fino al momento in cui la giovane figlia ribelle conosce un ragazzo: moderno, pieno di idee, che sa produrre il fuoco ed ha un sogno quello di raggiungere la luce, al di la di una montagna: dopo, una prima forte resistenza alla novità,  la famiglia dovrà, spinta dai cambiamenti climatici e da forti scosse di terremoto che distruggono la loro caverna, incaminnarsi verso "l'evoluzione".
 Due sono gli argomenti centrali del racconto: lo scontro generazionale tra un padre e la figlia che sta crescendo e rivendica il desiderio di conoscere, di crescere e l'altro è quello tra il vecchio mondo (il padre) e il nuovo (il giovane ragazzo pieno di idee...perchè lui ha un cervello).
Il desiderio di rinchiudersi in una caverna perchè rappresenta la sicurezza ma è anche un limite fortissimo alla possibilità di crescere, di conocere un mondo che è spaventoso ma anche bellissimo e che aspetta solo di essere esplorato! Una parabola del mondo moderno... forse dell'essere umano in sè, lacerato dallo stesso conflitto dall'inizio del mondo: adesso le caverne sono i computer, i siti in cui ci espone senza uscire di casa... comodo ma che impedisce di conoscere gli altri esseri umani, di esporsi...nudi (metaforicamente parlando) con le proprie debolezze e di provarsi, magari di scoprire delle capacità interiori inaspettate! Come il padre dei Croods che scopre di riuscire ad avere delle IDEE!
Non posso descrivere la bellezza dell'animazione, dei colori, dei paesaggi all'interno dei quali i nostri protagonisti si muovono incessantemente in un turbinio di rincorse e di eventi...
Bello!

domenica 3 febbraio 2013

Lincoln


L'ultimo film di Spielberg si incentra sulla figura di uno dei Presidenti  più carismatici e decisamente fondamentale nella storia degli Stati Uniti d'America: Abramo Lincoln.
 In particolar modo la pellicola analizza i primi giorni del 1865 subito dopo l'elezione di Lincoln al seondo mandato quando la guerra di secessione, pur essendo segnata, ancora infuria.
Il Presidente vuole far approvare il 13° emendamento alla Costituzione: l'abolizione della schiavitù, abolizione che era osteggiata sia dagli stati del Sud i quali basavano la propria economia (principalmente agricola) sull'uso degli schiavi sia da una larga parte della società statunitense che abborriva l'idea di una apertura all'uguaglianza razziale. 
La modifica alla Costituzione (negli Stati Uniti così come nel nostro Paese) richiedeva e richiede una maggioranza particolare al Congresso e cioè non era sufficiente che la maggioranza che sosteneva l'esecutivo la approvasse, era imperativo trovare un sostegno anche nella parte avversa che all'epoca erano i democratici. E' sulla ricerca dei venti voti necessari all'approvazione dell'emendamento e del sostegno pieno e incondizionato della maggioranza che si incentra la storia del film, il cui ritmo serrato è dovuto al fatto che la votazione doveva avvenire prima della stipula di un trattato di pace con gli stati ribelli. Durante la guerra di Secessione il Presidente aveva avocato a sè dei poteri speciali, in virtù della situazione critica in cui versava il Paese dovuta alla guerra civile: lo stato di guerra legittimava la sospensione o quantomeno la riduzione della sovranità dei singoli Stati a favore di una maggiore concentrazione del potere nelle mani del Presidente che è il capo della federazione degli Stati, ed è su questa base giuridica che Lincoln aveva potuto emancipare gli schiavi neri dal loro stato di asservimento, tra l'altro molti di quegli schiavi, così liberati, avevano combattuto per l'Unione. 
Un trattato di pace avrebbe ripristinato la sovranità dei singoli Stati e in quelli in cui la schiavitù era ammessa i neri liberati sarebbero tornati ad essere schiavi perchè la schiavitù non era materia di competenza federale: ecco il motivo di tanta urgenza.
Il film è quindi un film politico, quantomeno per la maggior parte del tempo, la battaglia è politica: trovare i voti a qualsiasi costo! Questo potrebbe far pensare che tutta la trama si basi sul mero calcolo e ciò è vero fino ad un certo punto perchè quando si arriva al momento della votazione, quando il dado deve essere tratto allora lo spettatore viene coinvolto in una spirale di commozione e tensione perchè è della libertà che si sta parlando... della libertà intesa nel senso più primitivo ed essenziale, un valore in senso assoluto.
L'altro aspetto del film che mi è piaciuto e mi ha affascinato è stata la straordinaria capacità interpretativa dell'attore protagonista: Daniel Day Lewis. Potrà sembrare banale dirlo ma è un attore consumato, il personaggio era studiato nei gesti : delle mani, del modo di camminare, di ammiccare e in ciò penso sia merito anche della regia. C'è una scena in cui i Consiglieri e il Segretario di Stato vogliono convincere il Presidente a lasciar perdere questa battaglia per una questione di opportunità politica e lui si oppone fermamente e il no come parola viene dopo il no di tutto il suo corpo...e lo spettatore lo sente, viene investito dall'autorità di quel no!
 
L'altro aspetto che è stato curato è la figura dell'uomo Lincoln della sua persona, della sua sofferenza come padre, come marito: memorabile è una accesa discussione con la moglie (una straordinaria Sally Field) a proposito del desiderio del loro figlio più grande di arruolarsi, ne emerge l'immagine di una persona che, pur ferita nel profondo, non può e non deve cedere.
 Bello.



mercoledì 27 giugno 2012

Nora Ephron

Oggi ho letto sul giornale della morte di Nora Ephron non ci potevo credere : è morta la scrittrice,  giornalista, regista di film come Insonnia d'amore (vedi citazione in alto), Harry ti presento Sally, Affari di cuore e tanti altri...
La prima cosa è stato telefonare a mia sorella Chiara, solo lei mi può capire in certe circostanze, avremo visto "Harry ti presento Sally" decine di volte ridendo alle stesse battute sempre e comunque, pianto alla fine di Affari cuore. Di recente abbiamo rivisto "Insonnia d'amore" con Tom Hanks e una Meg Ryan non ancora sfigurata dalla chirurgia estetica: nonostante lo sapessimo a memoria non siamo riuscite a staccarci.
Chiara è andata in viaggio di nozze a New York sull'Empire State Building solo per omaggiare questo film e "Un amore splendido" (film degli anni '50 con Cary Grant e Deborah Kerr...citatissimo in Insonnia d'amore che tutti i romantici di questo mondo hanno visto!)
Le sue storie vertevano molto sui rapporti di coppia aveva un approccio molto ironico ai problematici rapporti uomo-donna ma c'era sempre un fondo di romanticismo: d'altro canto una persona che si sposa tre volte deve crederci davvero nell'amore e nella possibilità di trovare la propria anima gemella, magari un poco ammaccata dopo tanto peregrinare ma sempre anima gemella!
Ad esempio  il racconto da cui è stato tratto Affari di cuore era la storia del suo rapporto con il secondo marito: due brillanti giornalisti si incontrano, si amano e seppur al secondo matrimonio decidono di riprovarci, si sposano e hanno un figlio ma durante la seconda gravidanza lei scopre che lui la tradisce e nonstante ci riprovino le cose non si possono riaggiustare e così alla fine lei, una magnifica Meryl Streep, riparte per New York con le due figlie e sull'aereo in volo pronuncia una delle battute più memorabili  della storia del cinema : "e se un sogno finisce? Sogni un'altro sogno!".
Quale donna alla fine di un rapporto d'amore non ha mai ripensato ad una frase così?
Un'altra cosa che mi piaceva era la New York da lei descritta, visivamente, nei suoi film: romantica, avvolgente colorata.

mercoledì 9 novembre 2011

Le avventure di Tintin

Lo scorso fine settimana prolungato si è rivelato molto impegnativo e all'insegna dei nipoti di conseguenza estremamente divertente come qualunque cosa abbia a che vedere con quei due fantastici esseri umani al di sotto del metro e mezzo!
Per tenerli impegnati e visto che era una giornata magnifica domenica pomeriggio li abbiamo vestiti e caricati sull'autobus, già per loro è un'avventura perchè girano sempre in automobile, e poi dopo una lunga passeggiata al porto antico siamo andati al cinema a tuffarci nel magico mondo dei fumetti infatti il protagonista del film di animazione diretto da Steven Spielberg è l'eroe di una striscia di fumetti, credo degli anni '30, Tintin e il titolo della pellicola è " Le avventure di Tintin: il segreto dell'Unicorno". 
Forse non tutti si ricordano dove ma è impossibile non trovare familiare il ragazzo con il ciuffo rosso e il suo fedele amico a quattro zampe, Milou. Questo ragazzo belga, senza età e senza famiglia,è il protagonista delle strisce di Hergè ed è un giovane reporter sempre alla ricerca di qualche memorabile scoop, nel film di Spielberg viene riportato sul grande schermo l'avventura dell'albo della serie intitolato "Il granchio d'oro".


La storia inizia una mattina quando durante un mercatino dell'antiquariato Tintin viene affascinato dal modellino di una nave pirata a tre alberi e la compera subito dopo due strani personaggi cercano di ricomprarla ma lui troppo incuriosito dalla eccessiva insistenza decide di portare a casa la nave e di scoprire perchè susciti tanto interesse. Durante una sua assenza da casa il modellino scompare ma... il ladro non sa che a causa di una rovinosa caduta l'albero maestro si è spezzato e un prezioso indizio è scivolato sotto il comò di Tintin, sarà quest'ultimo a ritrovare l'indizio grazie all'aiuto del suo amico Milou, poco prima di perdere la pergamena ad opera di un borseggiatore e di essere rapito e condotto su di un mercantile per essere interrogato da un misterioso Signor Saccarin. I piani nefasti del cattivo di turno saranno ostacolati dall'intrepido eroe che, aiutato dal Capitano della nave il collerico Haddock  ubriaco e privato del comando, dopo una rocambolesca fuga su una scialuppa...
Bè non posso raccontare proprio tutto, tutto: quello che posso dire è che pur essendo un film di animazione ci siamo diverti anche noi adulti e che si sente la mano del grande regista autore di Indiana Jones. A parte la straordinaria tecnica di animazione e la storia incalzante, sono fantastiche le riprese di paesaggi esotici, le scene di azione che si susseguono lasciando lo spettatore senza fiato e anche lo spirito dei personaggi che fanno ridere veramente di cuore.


lunedì 2 febbraio 2009

Tempo infame

Il titolo del post non è per nulla esagerato, qui a Genova nevica, piove, come si dice a Roma "stracqua"! Fa freddo... almeno fosse stato così brutto da giustificare una assenza dal lavoro per impossibilità nel raggiungimento dell'ufficio... macchè!!!
Con tutto quello che devo ricamare!!!
Innanzitutto tra pochi giorni inizia la seconda tappa del SAL "Welcome all Season", di cui deremo conto sul blog la soffitta di manu e mery (dove per daremo non intentevo usare il plurale maiestatis ma riferirmi a Manu e me!), eppoi inizia lo swap di Leyla di cui riporto il logo (Leyla non è che avevi un copywrigth?).

Poi ho quasi finito il quadretto che mi aveva regalato Manu per l'epifania : della Tralala collection, è venuto bellissimo e sono sempre più entusiasta dei color variations (credo di aver comperato tutte le gradazioni disponibili!). Peccato che abbia ordinato altri quattro disegni da Casa Cenina (?!) non finiro' mai!!!!!!!!!!!!Nel frattempo avevo iniziato una tovaglia di fiandra... bene sono al quinto motivo e mi pare che proceda ma... poi pubblicherò le foto per un parere collettivo!!
Quello che allego di seguito è la locandina del film "Australia", mi pare di averne parlato (si fà per dire...postato con Barbara), ebbene gli attori (Kidman e Jackman) sono bravissimi, la storia è bella... ma il regista ha ceffato in pieno lo stile narrativo, avrebbe dovuto essere il racconto di un'epopea nel periodo della seconda guerra mondiale, si affrontava anche il tema attuale e scottante delle discriminazioni razziali nei confronti dei "meticci", il tono era favolistico, stile Walt Disney si perdeva tutto il senso drammatico della storia!!!
L'unico motivo per cui valeva davvero la pena di pagare il biglietto era LUI, il protagonista: se vi piacciono gli uomini alti e scuri, con la barba...ma pure senza era il film giusto!!!

Sabato invece Tom Cruise (prima l'ex moglie poi lui per par condicio!!) in Operazione Valchiria, narra dell'ultimo attentato nell'estate del '44 ad Hitler. Il film era bello e lui veramente bravo, anche se nella versione originale è stato criticato per lo stile yankee... ma se l'attore è statunitense c'è poco da fare o imparava il tedesco oppure il film lo facevano fare ad un'altro!!!Vi offro idealmente una tazza di latte caldo con il miele... prima di andare a letto (io verso le undici, ma c'è chi ci va anche adesso...c'è qualcuno che se che mi riferisco a lei!!! Notte Manu !)
Mery

domenica 25 gennaio 2009

Cinema e storia

Ieri pomeriggio, con un tempo da lupi (stavano ululando!!!), sono andata al cinema a vedere un film che consiglio caldamente!!!
E' la storia di tre fratelli polacchi ebrei che per scappare alle persecuzioni razziali si rifugiano in una foresta, nella vicina Bielorussia, e lì si ritrovano con altri perseguitati sfuggiti ai rastrellamenti :finiranno per creare una comunità nella foresta, con altre 1200 persone per quasi quattro anni!
Il protagonista, un intensissimo Daniel Craig, è una figura controversa perchè lui e gli altri combattono contro i tedeschi per la sopravvivenza ma sono soldati con tutte le atrocità che questo comporta!!!
La musica era meravigliosa e l'ambientazione anche, benchè vedere quella gente vivere nei boschi in pieno inverno ha fatto venire freddo pure a me che stavo seduta al caldo!
Non vorrei sembrare noiosa ma il film che narra una vicenda realmente accaduta è molto attuale, in un periodo storico come questo in cui viviamo, in cui sembra che non ci sia altra soluzione ai problemi che la violenza. Possibile che non si riesca ad imparare niente dagli errori del passato?!
Tra due giorni si celebrerà la "giornata della memoria", ma che memoria abbiamo del passato se ripetiamo sempre gli stessi errori, sento sgomenta da un lato delle affermazioni antisemite e dall'altro le notizie dei bombardamenti israeliani su Gaza che vengono giustificati come il diritto alla difesa... ma il diritto alla vita?! Specie quello dei civili?!
Leggevo uno struggente articolo di un giornalista israeliano Gideon Levy in cui si indignava per l'attacco contro i civili a Gaza, egli si domandava angosciato se non ci fossero altri strumenti che quelli della lotta armata, bisogna scandalizzarsi della violenza perchè riguarda non solo una parte ma tutta l'umanità, denunciare attraverso gli strumenti d'informazione ciò che accade senza mascherare nulla, mettere in discussione se stessi.
Così come l'Olocausto perpetrato nella "civilissima" Europa degli anni quaranta non riguarda solo gli Ebrei ma tutti gli esseri umani, perchè è stata un'offesa all'Uomo per la quale ci dovremmo sentire tutti responsabili e allo stesso tempo parte lesa.
Una ferita che non si rimarginerà finchè non si porrà fine alla violenza... e qui pur con tutto l'ottimismo che sempre mi contraddistingue non vedo la luce!
Mery