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giovedì 30 giugno 2016

The woman is the Nigger of the world

Su suggerimento di mia madre, che è sempre una straordinaria fonte di notizie, ho scoperto questa fantastica canzone di Lennon appartenente all'album Some Time in New York City del 1970. Per chi, come me, non fosse eccezionale in inglese ho riportato la traduzione di seguito al testo originale.
Vengono indicate senza ipocrisie le vessazioni cui le donne vengono sottoposte durante la loro vita... quello che mi sconvoge è la data della canzone: sono passati quasi cinquant'anni e non mi pare che le cose siano cambiate poi molto!
Certo la consapevolezza di sè e l'acquisizione del diritto all'eguaglianza giuridica sembra averci sbalzato anni luce in avanti rispetto agli anni delle rivendicazioni dei movimenti femministi.
Ma quanto sono rispettati questi diritti e quanto, ad ogni piè sospinto, vengono messi in discussione? Mi viene da pensare all'attuale crisi economica che ha fatto perdere il lavoro a moltissime donne in quanto tali: hanno un bello sbandierare parole come flessibilità al mercato del lavoro! Quando una donna deve scegliere tra lavorare a centinaia di chilometri dalla propria casa e la propria famiglia, magari con figli piccoli. Eppure ci sono donne che lo hanno fatto o lo fanno per necessità! Oppure quando ti propongono dei turni per cui trovare una baby sitter è impossibile? O quando la flessibilità dell'orario di lavoro va bene solo nel senso che ti devi fermare di più senza che ti vengano pagati gli straordinari?
Il ben pensante di turno osserverà che anche molti uomini sono stati costretti a dei sacrifici e hanno perso il posto di lavoro... ma non si sentono tutti i santi giorni storie di violenze contro i maschi come se fossero dei bollettini di guerra!
Buon ascolto!
 
https://youtu.be/CtY5bv-oxLE?list=RDCtY5bv-oxLE

Woman is the nigger of the world
Yes she is...think about it
Woman is the nigger of the world
Think about it... do something about it

We make her paint her face and dance
If she won't be a slave, we say that she don't love us
If she's real, we say she's trying to be a man
While putting her down, we pretend that she's above us

Woman is the nigger of the world... yes she is
If you don't believe me, take a look at the one you're with
Woman is the slave of the slaves
Ah, yeah... better scream about it

We make her bear and raise our children
And then we leave her flat for being a fat old mother hen
We tell her home is the only place she should be
Then we complain that she's too unworldly to be our friend

Woman is the nigger of the world... yes she is
If you don't believe me, take a look at the one you're with
Woman is the slave to the slaves
Yeah...alright...hit it!

We insult her every day on TV
And wonder why she has no guts or confidence
When she's young we kill her will to be free
While telling her not to be so smart
We put her down for being so dumb

Woman is the nigger of the world
Yes she is... if you don't believe me,
Take a look at the one you're with
Woman is the slave to the slaves
Yes she is...if you believe me, you better scream about it

We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance
tratto dall'album Some Time in New York City del 1970

La donna è la negra del mondo
Sì lo è… pensaci
La donna è la negra del mondo
Pensaci… fa’ qualcosa in proposito

La costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare
Se non vuole essere una schiava, le diciamo che non ci ama
Se è vera, le diciamo che cerca di essere un uomo
Mentre la umiliamo, fingiamo che ci si sia superiore

La donna è la negra del mondo… sì lo è
Se non mi credi, dà un’occhiata a quella con cui stai
La donna è la schiava degli schiavi
Ah, sì… meglio che tu lo gridi forte

La costringiamo a portare in grembo e allevare i nostri figli
E poi la lasciamo avvilita perché è diventata una femmina vecchia e grassa
Le diciamo che a casa è l’unico posto dove deve stare
E poi ci lamentiamo che è troppo ingenua per esserci amica

La donna è la negra del mondo… sì lo è
Se non mi credi, dà un’occhiata a quella con cui stai
La donna è la schiava degli schiavi
Sì… va bene… pensaci!

La insultiamo tutti i giorni in TV
E ci meravigliamo perché non ha coraggio o fiducia
Quando è giovane uccidiamo la sua voglia di essere libera
Mentre le diciamo di non essere così brillante
La disprezziamo per essere così stupida

La donna è la negra del mondo
Sì lo è… se non mi credi
Dà un’occhiata a quella con cui stai
La donna è la schiava degli schiavi
Sì lo è… se mi credi, è meglio che tu lo grida forte

La costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare
La costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare
La costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare
La costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare
La costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare
La costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare

domenica 9 marzo 2014

Festa delle Donne

 
Potrà sembrare strano, ai più, che io scriva della festa delle Donne il giorno dopo l'otto marzo ma chi mi conosce sa che sono sempre andata controcorrente e in fondo non mi sembra che ieri ci fosse molto da festeggiare: tre donne sono state uccise, ventuno dall'inizio dell'anno...
Siamo in piena crisi economica e in percentuale sono molte di più le lavoratrici che hanno perso il lavoro o hanno dovuto rinunciarvi rispetto ai lavoratori maschi, in Parlamento si sta discutendo di una legge in cui non si vogliono preservare le quote rosa... cioè va bene mettere il 50% di donne nelle proprie liste ma è meglio che i nomi delle candidate siano relegati in fondo così la possibilità che arrivino in Parlamento saranno piuttosto risicate (per non dire nulle)! Tutto ciò in barba all'articolo 51 della Costituzione che recita: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini."
La L. 194/1978 che prevede l'assistenza medica in strutture pubbliche per l'interruzione di gravidanza sta via via risultando di difficile applicazione a causa del ricorso di molti medici e personale infermieristico all'obiezione di coscienza: circa il 70% di medici in Italia, da nord a sud, si dichiara obiettore di coscienza ciò significa che la scelta, difficile, di una donna di ricorrere all'interruzione di gravidanza diventa sempre meno praticabile. 
L'incipit della della legge 194 statuisce che:
"Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. 
L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per ilcontrollo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite."
Peccato che a causa delle continue ristrettezze economiche i consultori che potrebbero favorire una maggiore informazione sul territorio dei metodi contraccettivi e assistenza per le donne siano sempre meno...E così anche il diritto alla salute e alla vita, peraltro costituzionalmente garantiti, vanno a farsi benedire!
Guardo le mie sorelle, le amiche, le colleghe di lavoro, la postina, la commessa al supermercato e vedo persone coraggiose, desiderose di portare avanti la loro vita, di crescere i loro figli, di amare i loro mariti e compagni di fare del loro meglio e tutto al meglio e provo una tale tenerezza e sincera pietà, mi sia concesso, per queste immani fatiche per questi occhi che vogliono guardare il mondo con meraviglia ed essere meravigliate e che spesso finiscono per riempirsi di tanta delusione e amarezza per i sogni infranti e i desideri perduti. 
L'inguaribile ottimista che è in me non si vuole arrendere alla possibilità che le cose possano migliorare e che sia data reale e concreta applicazione al principio della parità dei diritti ... è con questo spirito, un poco ammaccato, ma con occhi sempre attenti che dico a me stessa e a tutte le Donne: Buona Vita, Dignitosa e Fiera!

domenica 1 dicembre 2013

Lucia Annibali

 
Ero sul treno, martedì scorso, quando ho letto la notizia della nomina a Cavaliere della Repubblica di Lucia Annibali da parte del Presidente Napolitano.
Lucia Annibali è un avvocato di Pesaro e il suo nome era apparso tra le notizie di cronaca qualche mese fa perchè era stata vittima di un'aggressione: il suo ex compagno l'aveva fatta sfregiare con l'acido. 
Un gesto violentissimo e vigliacco in un mondo sempre più violento e vile in cui si progettano i piani più folli e in cui sembrano non esserci limiti al concepimento di gesti cattivi e ingiusti.
Così una donna di trentasei anni, bella e in gamba sembra vedere la sua vita finita... e invece no! Perchè questa donna con un enorme sforzo e un grande coraggio si rimette in piedi e si ribella a tanta cattiveria e affronta il suo carnefice e lo inchioda con la sua forza e le sue parole: " Mi hai tolto il sorriso e la faccia - dicevo pensando all'uomo che non voglio nominare - ma io non cedo... hai voluto cancellarmi e non ci sei riuscito."
Dopo l'aggressione Lucia ha passato 40 giorni in ospedale nel centro grandi ustionati, ha subito numerose operazione al volto e ancora ne deve fare, ha avuto tanta paura perchè in quel periodo era cieca e temeva di poter essere ancora vittima del suo carnefice e in quei momenti, anche grazie all'aiuto delle persone che le sono state accanto, ha deciso che la sua vita non poteva essere finita e che il suo volto ferito era lei stessa, il suo dolore e la sua speranza, la sua rinascita come persona consapevole di sè, del suo valore, una persona con un progetto "per avere una vita felice".
Durante il suo primo intervento in pubblico, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, di fronte a degli studenti delle scuole superiori di Parma presso il centro Cavagnari ha parlato dell'amore... quello buono, quello che ti rende felice e libero, che ti spinge a migliorare.
Ha incoraggiato i ragazzi ad essere "gentili, affettuosi e amorevoli verso le vostre compagne..." e alle ragazze ha augurato "... di essere libere, essere voi stesse e di non lascarvi convincere che c'è qualcosa che non va in voi. Il tempo trascorso lasciando che qualcuno ci ferisca non ritorna."
Sono una donna in una casa di donne, con una nipote e penso a quanto valore, quanta forza richiede la vita ad una donna: a quanta comprensione e amore una donna può e ha bisogno di dare.
Di fronte a tantissimi episodi di violenza contro le donne mi domando quanta debolezza e fragilità deve albergare in un uomo che distrugge la propria compagna, moglie, fidanzata e, al contempo, provo una rabbia così grande verso una società che non adotta gli strumenti necessari perchè tutto ciò non avvenga, che non insegna il rispetto verso una componente essenziale della società.
Perchè non c'è rispetto verso il lavoro delle donne, il loro lavoro, i loro sforzi per cercare sempre di fare andare bene le cose...? A volte mi interrogo se questa società così indifferente ai nostri bisogni non sia il risultato di un atteggiamento delle stesse donne, determinato dal fatto che non abbiamo consapevolezza del nostro valore, che accettiamo l'inaccettabile nel desiderio di farci amare... anche da chi l'amore non sa cos'è. Perchè l'amore, come ricordava bene Lucia Annibali, è quello buono, quello che rende felici e liberi e solo quello non ne esiste un'altro.

lunedì 18 marzo 2013

Nuovo Parlamento: Laura Boldrini

 La settimana appena trascorsa è stata, per il nostro Paese, indubbiamente  intensissima di avvenimenti: l'elezione del Papa venuto “dalla fine del mondo”, il 152° anniversario dell'Unità d'Italia, l'insediamento del nuovo Parlamento con la conseguente nomina dei Presidenti di Camera e Senato.
Sono rimasta colpita e meravigliata dell'elezione di una donna come Presidente della Camera, la terza nella storia repubblicana, si tratta di Laura Boldrini che è alla sua prima legislatura nelle fila del SEL. Il suo discorso di insediamento mi ha colpita ed esaltata al punto che sono andata ad informarmi sul suo percorso lavorativo per capire chi è Laura Boldrini.
Ha lavorato come giornalista in RAI, sia per la televisione sia per la radio, dopo essersi laureata in Giurisprudenza. Alla fine degli anni '80 ha cominciato la sua carriera all'ONU lavorando per quattro anni alla FAO dove si occupava della produzione video e radio.
Ha continuato il suo percorso internazionale lavorando presso il Programma Alimentare Mondiale (WFP)  come portavoce per l'Italia e poi come Portavoce dell'Alto Commissariato per i Rifugiati dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR), per il quale ha coordinato anche le attività di informazione in Sud-Europa. In questi anni si è in particolare occupata dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo, svolgendo anche numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Angola, Ruanda...
Tantissimi sono stati i riconoscimenti a lei attribuiti come il premio giornalistico alla carriera Addetto stampa dell'Anno del Consiglio dell'ordine dei Giornalisti (2009), ha collaborato con vari giornali e ha scritto due libri : “Tutti indietro” e  in uscita "Solo le montagne non si incontrano mai. Storia di Murayo e dei suoi padri", cura anche un un blog: Popoli in Fuga.
E' così che ho compreso meglio alcuni passaggi del suo discorso in cui vengono ricordati i diritti dei poveri, dei derelitti, dei popoli del Mediterraneo che, dice, è "Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni"  e che custodisce "i molti, troppi morti senza nome". 
Un altro  punto bellissimo del suo discorso, che ha scatenato una ovazione ( e meno male!), è stata la frase che si riferiva alle donne vittime della violenza : "dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore", peraltro ripreso anche dal neo eletto Presidente del Senato P. Grasso così come l'affermazione che la nostra Costituzione è la più bella del mondo e che nel Parlamento sono stati scritti i diritti universali in essa contenuti "costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo...".
Ha ricordato l'importanza e il valore del Parlamento che dovrebbe essere la casa della "buona politica" e il valore etico della politica stessa che si dovrebbe svolgere in maniera trasparente e che "deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione."
E infine l'importanza del nostro essere parte dell'Unione Europea perchè l'Europa è "un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace."
Buon lavoro al nuovo Parlamento!

venerdì 8 marzo 2013

8 Marzo Rita Levi Montalcini

 
Ultimamente, lavorando alcuni giorni in trasferta, la sera non posso vedere la tv e così ho riscoperto la radio: i miei programmi preferiti sono rai radio  tre e radio classica... va bè, sono la solita noiosa pseudo-intellettuale, comunque la premessa è per dire che qualche settimana fa mi è capitato di ascoltare un programma dedicato alla figura di una grandissima scienziata e di una interessante donna: Rita Levi- Montalcini.
Nel programma "Il Teatro in diretta", grazie alla voce di Anna Bonaiuti, la vita della famosa scienziata era narrata attraverso la lettura di un testo teatrale in cui si mescolavano brani delle numerose lettere scritte dalla Montalcini alla sorella e alla madre durante i suoi viaggi e la sua permanenza all'estero per lavoro e brani tratti dalla sua biografia.
Da questa lettura emergeva il carattere di una donna arguta, interessata e interessante, con gli occhi aperti sul mondo che la circondava, che analizzava in maniera critica con la stessa logica e lucidità con cui conduceva i suoi esperimenti, una donna che amava la musica di Bach, Beethoven, Mozart.
Una persona curiosa, quindi, curiosa della vita e di conoscere i meccanismi della neuroscienza così come degli esseri umani perchè, almeno questo mi è parso di capire, non si chiudeva nel suo laboratorio per estraniarsi dal mondo (come nell'immaginario colletivo si idealizza la figura di uno scienziato) tutt'altro, non perdeva di vista mai il fattore umano perchè era quello che l'affascinava di più come scrive anche in suo libro "Abbi il coraggio di conoscere" quando a proposito del rapporto tra la scienza e le sue scoperte e l'uomo afferma che : " il valore da salvaguardare è soprattutto l'uomo, la sua dignità e libertà, e di conseguenza la possibilità di un futuro scientifico al servizio di questa stessa dignità e libertà... La scienza è per l'uomo e non viceversa".
Nata a Torino nel 1909 da una famiglia molto unita, visse una infanzia serenza e seguì gli studi di medicina laureandosi nel 1932. Essendo la sua famiglia ebraica ebbe, con l'avvento del fascismo e con le leggi razziali del '39, molte difficoltà e fu costretta a emigrare in Belgio città in cui portò avanti i suoi studi specialistici in psichiatria e neurologia. A causa dell'invasione del Belgio tornò in Italia e iniziò i suoi esperimenti in un laboratorio costruito in casa sua. Durante la guerra con la sua famiglia si rifugiò presso degli amici a Firenze ed entrò come medico nelle forze alleate.
Dopo la guerra tornò dalla famiglia a Torino dove riprese gli studi accademici e allestì un laboratorio casalingo : se i suoi primi studi (degli anni della guerra) erano stati dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati, con il maestro Giuseppe Levi iniziò a fare ricerca sugli embrioni di pollo attraverso i quali approfondì le ricerche sulle correlazioni nello sviluppo tra le varie parti del sistema nervoso e allo sviluppo dei neuroni isolati da vari elementi del tessuto cerebrale dell'embrione giungendo a diversi risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali.
Alla fine degli anni quaranta si recò negli Stati Uniti con il proposito di rimanervi pochi mesi, su invito del biologo V. Hamburg, e vi restò per i successivi trent'anni. Fu lì che continuando i suoi esperimenti in vitro scoprì il fattore di crescita nervoso, una proteina che ha un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Nel tempo, insiemo ad un suo allievo il biochimico Stanley Cohen, giunse all'isolamento di una molecola proteica tumorale che le permise di chiarire i meccanismi di crescita e differenziazione cellulare la c.d. NGF (nerve growth factor), il cui studio ha permesso la comprensione dello sviluppo e differenziamento di determinati neuroni del sistema periferico e del cervello. Questa scoperta è stata la base della comprensione della crescita delle cellule e organi e quindi significativa nello studio del cancro e di malattie come il Parkinson e l'Alzheimer. A seguito di queste scoperte le fu assegnato il Nobel nel 1986.
Ci vorrebbero intere enciclopedie per riportare tutte le innumerevoli cose che ha compiuto: le ricerche, gli studi come membro delle maggiori accademie scientifiche internazionali, il suo ruolo nel mondo politico come Senatrice a vita. Negli anni istituì in memoria del padre, con la sorella gemella Paola, la Fondazione Levi-Montalcini, rivolta alla formazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio universitarie a giovani studentesse africane (progetto "Un convitto per le ragazze Tuareg"), con l'obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgessero un ruolo da leader nella vita scientifica e sociale del proprio paese.
Alla trasmissione in sua memoria, che citavo all'inizio del post, ha partecipato anche una grandissima poetessa Maria Luisa Spaziani che aveva conosciuto la Montalcini quando quest'ultima era ormai anziana e che aveva trovato nei versi della scrittrice un "sunto" dello spirito che l'aveva guidata per tutta la sua vita:
  L’indifferenza è inferno senza fiamme.
Ricordalo, scegliendo tra mille tinte il tuo fatale grigio;
se il mondo è senza senso, solo tua è la colpa.
Aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

 Buon 8 Marzo a tutte!

domenica 25 novembre 2012

25 Novembre - No alla violenza contro le donne

Il 25 Novembre è stato designato dall'ONU come Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le Donne: per questo oggi in tantissime parti del mondo ci sono state delle manifestazioni in tal senso. Questa giornata nasce per commemorare l'assasinio di tre donne domenicane che nel 1960, il 25 novembre appunto, furono rapite, torturate e uccise perchè denunciavano il regime dittatoriale di Truijlio che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza per trent'anni. Erano tre sorelle, le sorelle Mirabal,  che furono fermate dalla  polizia militare mentre stavano andando a trovare i loro mariti  in carcere: morirono strangolate e per far credere ad un incidente furono messe nella loro auto che venne gettata in un dirupo.
Moltissime associazioni nel mondo cercano di sensibilizzare la società e di far prendere coscienza di come sia così forte e pervasiva la violenza nei confronti delle donne oggi in tutto il mondo: non solamente nelle società più "arretrate" dove vige la tradizione dell'infibulazione o dove si vorrebbe vietare alle ragazze di studiare e di leggere ma anche nella società occidentale, la moderna, avanzata società occidentale dove migliaia di donne subiscono abusi dai loro mariti, dai compagni, nel mondo del lavoro... Un'artista messicana Elina Chauvet sta portando in giro per il mondo una installazione collettiva d'arte pubblica composta da centinaia di paia di scarpe rosse che rappresentano una marcia di donne assenti: la scorsa settimana era a Milano e dal 22 novembre ad oggi c'è anche a Palazzo Ducale a Genova. Si possono portare le proprie scarpe (anche dipinte di rosso) per testimoniare la propria solidarietà alle donne vittime di violenza. Questa iniziativa si chiama Zapatos Rojos, scarpe rosse, rosse come il sangue delle vittime che sono tante come quelle di Ciudad Juarez in Messico, talmente tante che non si contano più e i cui corpi non si trovano più...
Questo argomento mi sconvolge molto forse perchè sono nata in una famiglia composta prevalentemente di donne, siamo tre sorelle, e nostra madre è sempre stata un punto di riferimento fondamentale anche come modello femminile. In questo posso dirmi fortunata perchè ci è stato insegnato ad avere rispetto di noi stesse, del nostro corpo, della nostra mente. Ci è stato insegnato, con l'esempio, che abbiamo un valore come esseri umani e che nessuno ci può sopraffare impedendoci di cercare noi stesse, di amarci, di cercare di realizzare i nostri sogni. Si può sopravvivere alla perdita di un amore e senza scendere a compromessi andare avanti, affrontare una malattia senza perdere in dignità e andare ancora avanti... La nostra vita comune ci ha portato a sviluppare uno spirito di solidarietà nei confronti delle altre donne, a guardare con comprensione le loro difficoltà, credo che sia io che le mie sorelle ci sentiamo parte di una rete e prottette da questa sappiamo che in caso di bisogno ci sarà sempre qualcuno a cui rivolgersi e che potrà rivolgersi a noi.
Mi chiedo a quante donne "abusate" sia mancato questo senso di protezione, questa rete e la consapevolezza del proprio valore che è importante anche da trasmettere alle generazioni future alle figlie femmine ma anche e soprattutto ai figli  maschi cui far capire il valore e l'importanza delle proprie compagne, delle proprie figlie.
Mi fa sorridere quando mi sento dare della femminista come se fosse un insulto o come se le mie idee a favore delle donne fossero una dichiarazione di guerra nei confronti degli uomini: ma qui non si tratta di una lotta per affermare quale dei due sessi sia il migliore o il più forte, a me sembra che il punto sia che un essere umano, a prescindere dal suo sesso, ha dei diritti oltre che dei doveri. Eppoi  possibile che nel ventunesimo secolo si discuta ancora di parità dei sessi quando a tante donne non è garantito neanche il più basilare dei diritti che è quello alla vita?
A volte sono sconsolata altre volte guardo i compagni di vita di alcune mie amiche o delle mie sorelle e quando vedo l'amore nel loro comportamento, il rispetto per le loro donne mi commuovo, provo una sorta di gratitudine perchè penso che quella mia amica o che mia sorella ha qualcuno che è lì per lei come lei è lì per lui e penso che questo è l'amore, un amore sano : quello per cui il bene dell'altro è importante quanto il proprio... non di più e non di meno.

giovedì 14 maggio 2009

Ritratto di Signora


Questa settimana ho letto un bellissimo articolo, riportato dall'Internazionale nel numero 794, di Ali Bahanasawy per Egypt Today: soggetto di questo articolo è una donna Eva Habeil Kirollous.
Questa donna, egiziana di religione cristiana, è un'avvocato ed ha esercitto la sua professione per trent'anni prima di diventare il primo Sindaco donna in Egitto.
Figlia del Sindaco nello stesso paese in cui è stata nominata, è stata mandata dal padre a studiare al Cairo dove poi ha deciso di laurearsi in legge perchè ammirava il modo in cui suo padre amministrava e trattava con equanimità le persone del suo villaggio Coum-Booha.
Ha fatto esperienza all'estero lavorando in Iraq poi al Cairo dove ha aperto un suo studio di avvocati fino a che non è tornata a casa per accudire l'amato padre malato, le sue sorelle e fratello erano sposati lei no' e quindi era l'unica a poterlo aiutare.
Mentre stava accanto a suo padre Kirollous ha continuato la sua attività legale difendendo gli abitanti del villaggio nelle cause contro lo Stato: facendosi conoscere come una persona onesta, paladina dei poveri.
Ci sono voluti due anni perchè fosse nominata, in Egitto non si accede ad una tale carica per elezione ma per nomina ministeriale sulla base di titoli ed esperienze: e lei li aveva e in questo ha battuto anche suo fratello e due cugini che aspiravano a tale posizione.
Sta cercando di mettere a frutto la sua esperienza legale nell'amministrazione pubblica che, a suo parere deve modernizzarsi. Non è stato facile farsi accettare in tale carica come donna, essendo la prima donna sindaco: alcuni non la ritengono all'altezza, ma la generalità dei cittadini affermano che una donna può essere brava quanto un uomo a fare il Sindaco." non mi importa se è donna, basta lavori come un uomo".
Quello che mi è piaciuto moltissimo dell'articolo è la parte più personale della vita di Eva Kirollous : conduce una vita molto semplice, dedicata ad ascoltare i problemi dei suoi concittadini e a risolverli, in particolar modo mi ha colpito questo passaggio
"... non ha tempo di chiedersi cosa le riservi il futuro - Penso che a volte le persone siano infelici perchè guardano troppo avanti, dimenticano l'oggi per pensare ad un domani che potrebbe non portargli quello che sperano-. Kirollous cerca la felicità nelle piccole cose, come fare una doccia calda o leggere un libro...non lotta per un campo più grande, ma si accontenta di osservare la vita che prospera. Non è sposata e pensa che la gente non dovrebbe farne un problema...è favorevole al matrimonio ma la vita attiva non le ha mai dato la possibilità di fermarsi e non ha trovato la persona giusta. -Non pensavo di dovermi per forza sposare e rimanere a casa. Non potevo credere di essere destinata ad avere un ruolo secondario. Ho sempre desiderato fare tutto quello che potevo".
Ecco volevo solo fare partecipi anche voi delle parole e dell'insegnamento di questa persona, chissà quante donne ci sono in giro per il mondo che combattono per ciò in cui credono, tenacemente ma quasi sottovoce senza fare tanto clamore come "...una donna di campagna, che si gode la vita piantando semi, irrigando la terra e raccogliendo i frutti...".
Notte, notte
Mery